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UNA POSSIBILE ALTERNATIVA AI PESTICIDI? ECCO I MICRORGANISMI DEL SUOLO CHE AIUTANO LE PIANTE A CRESCERE

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Pesticidi. Di Valeria Franceschini. Alcuni tipi di funghi, presenti nel terreno e non patogeni, sono in grado di instaurare relazioni di simbiosi con le piante, favorendone la crescita e rendendole più sane e resistenti. Questi “biofertilizzanti” in futuro potrebbero sostituire i pesticidi chimici attualmente utilizzati.

Molteplici sono le ricerche che dimostrano che le sostanze chimiche usate per l’agricoltura sono spesso nocive, avvelenano la terra ed il nostro cibo con gravi ripercussioni su di noi e sull’ambiente. Fortunatamente, però, recenti studi hanno messo in luce che un’alternativa più naturale e biologica esiste e, se sfruttata adeguatamente, potrebbe aiutarci a ridurre di molto il consumo di sostanze tossiche e di fertilizzanti chimici. I ricercatori hanno approfondito il rapporto che esiste fra i microorganismi presenti nel terreno e le piante. Dagli studi è emerso che l’attecchimento di alcuni di essi alle radici della pianta, in particolare alcune specie di funghi non patogeni, e alcuni tipi di batteri, favorirebbero il benessere della stessa e la renderebbero maggiormente resistente agli attacchi esterni, aiutandola a crescere.  Fra questi particolari funghi e le radici della pianta si verrebbe a creare una relazione di simbiosi mutuamente benefica che prende il nome di Micorriza . Durante la convivenza, la pianta ospite cede al fungo materie organiche necessarie per la sua sopravvivenza (zuccheri, proteine, vitamine) e in cambio riceve aiuto nell’assorbimento delle sostanze nutritive più difficili da assimilare.

I benefici della Micorrizazione, ovvero la tecnica di coltivazione che sfrutta l’attecchimento di questi organismi sulle radici, sono stati dimostrati da diversi esperimenti che ne hanno messo in risalto le grandi potenzialità. In primo luogo, l’unione dei due organismi fa sì che le radici abbiano una maggiore area di assorbimento per i nutrienti. L’insieme della superficie delle ife fungine e quella delle radici della pianta va ad amplificare la rizosfera, ovvero la zona di suolo a contatto con le radici e dalla quale la pianta può assorbire l’acqua e le sostanze di cui ha bisogno. Tutto ciò, ovviamente, si traduce in un maggior vigore e salute per la pianta e le consente anche di resistere più a lungo in condizioni di stress idrico. Le ricerche dimostrano inoltre che una pianta micorrizata, più forte e sana di una pianta normale, è più resistente a funghi patogeni o fitopatogeni. La simbiosi avrebbe, infatti, la capacità di attivare particolari difese naturali della pianta, cambiando in parte la composizione chimica della stessa, rendendola più robusta e difficile da attaccare da parte di organismi dannosi. Quest’ultima caratteristica ha indotto i ricercatori a considerare tali funghi come «biofertilizzanti e bioprotettori naturali», validi sostituti delle sostanze chimiche attualmente utilizzate in agricoltura.

«Per millenni abbiamo selezionato nelle piante i caratteri più desiderabili per l’uomo; perché non fare altrettanto con i microrganismi nel suolo?», sono le parole di Ian Sanders, docente di ecologia dell’Università di Losanna specializzato nella simbiosi micorrizica. E proprio a lui si deve uno dei più recenti esperimenti in questo campo. Sanders, dopo aver indotto la simbiosi fra piante di Manioca, un tubero essenziale nella dieta di più di un miliardo di persone tra Africa e Sud America, e colture particolari di funghi simbionti, avrebbe riscontrato una crescita di molto maggiore a quella standard. «Abbiamo inzuppato gli steli di Manioca in un gel contenente colture di funghi selezionate, con risultati sorprendenti. C’è stato un aumento del raccolto del 20%, mentre in un campo si è ottenuto un raccolto notevole riducendo del 50% la quantità di fertilizzante chimico applicata normalmente», commenta Sanders.

I risultati appaiono quindi evidenti e per il futuro si punta a selezionare con sempre maggior precisione le varietà di funghi simbionti maggiormente adatte all’agricoltura, anche al fine di non inserire per errore organismi che potrebbero portare disequilibrio nella chimica del terreno.

E’ fondamentale ricordare, ancora una volta, l’importanza di preferire sempre un’agricoltura biologica che non vada ad inquinare la terra e quello che mangiamo con sostanze chimiche potenzialmente dannose.

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