Territorio

Peste suina, è allarme per l’Italia? Sardegna blocca abbattimento pascoli a rischio

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La peste suina africana è ormai alle porte dell’Italia.

È l’allarme lanciato dai rappresentanti di Confagricoltura e Confederazione italiana agricoltori, durante la loro audizione in commissione Agricoltura al Senato.

I problemi sul tavolo sono diversi e connessi tra di loro.

Primo tra tutti, la mancanza di misure per contenere la fauna selvatica.

 

Malattia:

– La Peste suina africana (PSA) è una malattia virale che colpisce suini e cinghiali.

– Altamente contagiosa e spesso letale per gli animali, non è, invece, trasmissibile agli esseri umani.

– Le epidemie hanno pesanti ripercussioni economiche nei Paesi colpiti.

 

Dati epidemiologici nazionali e internazionali:

  • Nel 2014 è esplosa un’epidemia di PSA in alcuni Paesi dell’Est della UE. Da allora la malattia si è diffusa in numerosi Paesi.
  • In Italia, la malattia è presente dal 1978 soltanto in Sardegna, dove negli ultimi anni si registra una netta riduzione del numero di focolai.

 

Piani di eradicazione e Azioni di controllo:

  • Ogni anno il Piano di eradicazione della PSA è presentato alla Commissione europea, che può procedere al cofinanziamento delle attività.

 

Raccomandazioni:

  • Indicazioni per: turisti, allevatori, cacciatori, veterinari
  • Attenzione: gettare sempre residui di carne fresca o stagionata di suino in contenitori chiusi

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L’epidemia suina si trova principalmente in Cina, dove i primi casi della malattia erano stati segnalati circa un anno fa.

Da allora, seppur con qualche ritardo, il governo cinese ha disposto l’uccisione di almeno un milione di maiali.

Il contenimento dell’epidemia però non è semplice a causa della particolare aggressività del virus responsabile della malattia, l’ASFV (African Swine Fever Virus).

Per l’ASFV non esistono né cure né vaccini sufficientemente efficaci: quando il virus infetta i maiali, causa febbre ed emorragie interne che in 9 casi su 10 portano alla morte dell’animale.

L’unica soluzione per contenere l’epidemia consiste nell’abbattere tutti gli animali negli allevamenti in cui sono stati registrati casi.

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Secondo il rapporto più recente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), l’epidemia di peste suina interessa almeno 10 paesi in Asia: Cina, Mongolia, Vietnam, Cambogia, Corea del Sud, Laos, Myanmar, Filippine, Corea del Nord e Timor Est. Nel caso della Corea del Nord è molto difficile stabilire quale sia l’estensione dell’epidemia, perché il regime autoritario di Kim Jong-un non fornisce dettagli affidabili.

Preoccupante la situazione in Sardegna con la giunta sarda che ha bloccato l’abbattimento dei pascoli bradi a rischio.

Situazione che ha portato il M5S a presentare un’interrogazione in merito.

“Salvaguardare gli allevamenti italiani, i nostri prodotti e la filiera alimentare è una priorità per l’Italia, come per il resto d’Europa – scrive in una nota il deputato pentastellato, Alberto Manca -eppure in Sardegna, con l’avvicendamento dei vertici politici della Regione, ora a guida centrodestra, gli interventi di depopolamento dei bradi a rischio di peste suina africana sono stati bruscamente interrotti, esponendo la popolazione e i pascoli a un nuovo rischio di contagio che andrebbe irrimediabilmente a creare seri danni economici per il settore zootecnico sardo”.

“La peste suina africana – si legge ancora – è una malattia virale che si caratterizza per l’elevata trasmissibilità verso i suini e recenti studi condotti dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna (IZS) hanno dimostrato che i maiali tenuti illegalmente al pascolo brado giocano un ruolo cruciale nella diffusione del virus”.

“Ho depositato – conclude Manca – un’interrogazione per fare luce sulla vicenda e accertare che i dovuti controlli e i relativi abbattimenti vengano presto ripresi.

La Commissione europea in passato già aveva stabilito per la Sardegna il divieto di spedizione di molti prodotti suini perché a rischio e non vogliamo in alcun modo che ciò riaccada in futuro.

Attualmente non risulta l’esistenza di un documento programmatico della Giunta regionale che punti ad attivare di un nuovo programma per le attività di abbattimento e ciò rappresenta un rischio per la salute dei cittadini e per le aziende sarde che potrebbe ripercuotersi seriamente nelle nostre filiere suinicole”.

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