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Gli esperti sanitari e veterinari parzialmente divisi sull’ipotesi.

A Roma non si ferma la duplice emergenza dei cinghiali e della peste suina. I nuovi casi salgono da 10 a 11, come annunciato dall’assessore regionale alla Salute, Alessio D’Amato. “C’è un nuovo caso ma si sta attuando il piano del commissario straordinario“, ha spiegato D’Amato. Intanto, però, i cinghiali continuano a spostarsi sempre più nei centri abitati: un branco di tre adulti e diversi cuccioli è stato avvistato pochi giorni fa nel vialetto che conduce alla fermata Cipro della Metro A.

Peste suina, Bassetti: “Serve il lockdown”

L’emergenza ha scatenato anche un dibattito tra esperti sanitari e veterinari, sull’ipotesi di un lockdown per i maiali negli allevamenti. Tra i più convinti di questa necessità c’è Matteo Bassetti, che dà ragione a Ilaria Capua: “Qualcosa nel controllo della peste suina non ha funzionato, se arriva negli allevamenti è evidente che bisogna fermarla. Ci vogliono misure drastiche, un lockdown o la quarantena potrebbero essere uno strumento. Ma solo a patto che ci sia un atteggiamento univoco, impedendo che ci siano importazioni ‘leggere’ di altre bestie“.

Peste suina, Pregliasco: “Sì a lockdown e altri interventi”

Dello stesso avviso è anche Fabrizio Pregliasco. “Per contrastare la peste suina e fermarne la diffusione serve un lockdown nei contesti a rischio” – ha spiegato il virologo della Statale di Milano – “Sono importanti anche interventi come il blocco del fieno dai territori in zona rossa, dobbiamo evitare che alcuni prodotti diventino un veicolo indiretto dell’infezione“.

Peste suina, Grasselli: “Lockdown? Già c’è”

Aldo Grasselli, presidente della Società italiana di Medicina veterinaria preventiva, è invece in parziale disaccordo: “Il lockdown c’è già negli allevamenti, ogni azienda ha alzato il livello di biosicurezza. Ogni allevamento è un’isola che non deve essere invasa da alcun fattore di rischio“.
Nelle zone in cui ci sono focolai la situazione è sotto controllo, ma non sappiamo con certezza se il virus, attualmente presente negli Appennini, scenderà o meno negli allevamenti in pianura. Ci auguriamo che i contagi siano legati all’introduzione dall’estero, per commerci fraudolenti o per abitudini alimentari, di salumi non a norma, specialmente dall’Est Europa. Questi poi vengono buttati nei cassonetti ed essere intercettati dai cinghiali” – aggiunge il presidente della SimeVep – “L’infezione oggi è presente in due aree d’Italia dove tutte le procedure sono state attivate e dove tutti gli enti collaborano attivamente. Negli allevamenti, poi, sono stati installati zanzariere e dissuasori per uccelli, per impedire a ogni animale possibile vettore del virus di venire a contatto coi maiali“.

Peste suina, Grasselli: “Sacrificare i cinghiali per salvare i maiali”

Aldo Grasselli parla anche della necessità di procedere con gli abbattimenti dei cinghiali per contenere i focolai di peste suina. “Occorre ragionare serenamente con gli animalisti. C’è un problema etico, ma anche la necessità di diradare la popolazione dei cinghiali e al momento non ci sono altri strumenti efficaci e rapidi” – spiega il presidente della SimeVep – “La popolazione di cinghiali è esorbitante, credo sia una scelta saggia sacrificarne un numero stabilito. Dobbiamo evitare di abbattere gli animali allevati che sono esseri senzienti come i cinghiali, ma dietro ci sono aziende, famiglie, lavoratori, investimenti e anche molta ricerca. Senza contare lo spreco alimentare legato alle granaie, ai mangimi e ai capi allevati“.

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