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Intanto, per risolvere la situazione legata ai cinghiali si studiano nuove tecniche contraccettive.

Peste suina, a Roma accertati due casi in un allevamento. Inevitabile, secondo i protocolli, abbattere tutti i nove maiali presenti. È accaduto in un piccolo allevamento familiare situato all’interno della zona rossa, nell’area dell’Insugherata, dove era stato accertato il primo caso in assoluto nel Lazio. Intanto, però, la notizia ha scatenato non poche polemiche, per via degli abbattimenti dei cinghiali che sarebbero stati decisi troppo tardi. A tal proposito, il commissario straordinario all’emergenza, Angelo Ferrari, ha spiegato: “La prima fase riguarda la chiusura dei varchi che delimitano il Grande Raccordo Anulare, poi si partirà il 17 giugno. Il piano di abbattimento dei cinghiali e pronto e non ci saranno ritardi sulla tabella di marcia“.

Peste suina, test per un farmaco contraccettivo

Il Ministero della Salute ha pubblicato un bando per la selezione di un progetto di sperimentazione per l’uso via orale di un farmaco contraccettivo per i cinghiali. Si tratta del vaccino immuno-contraccettivo Gonacon, autorizzato negli Stati Uniti ma non in Europa. Si punta a utilizzarlo in via sperimentale. Il bando è destinato a soggetti pubblici e privati, scadrà il 6 luglio e ai proponenti dei progetti selezionati al termine della procedura sarà erogato un finanziamento pari ad un massimo di 250mila euro ciascuno.

Peste suina, “Nessun rischio per l’uomo”

Il virus della peste suina entrato in un allevamento del Lazio è un forte campanello d’allarme. Ci sono rischi di una più ampia propagazione tra gli allevamenti, che spesso hanno contatti con i mezzi di trasporto dei mangimi. Un intero comparto è in pericolo“. Così, senza mezzi termini, Giovanni Guadagnini, membro dell’Associazione nazionale veterinari italiani (Anmvi) e specializzato in patologie suine.
Guadagnini, però, vuole anche rassicurare. “Il virus si muove e cresce il livello d’allerta, ma il sistema di ricerca e sorveglianza sta funzionando. Ora è necessario rafforzare la biosicurezza degli allevamenti, evitando non solo il contatto con animali selvatici infetti ma anche con persone che possono entrare in contatto con carcasse o ambienti infetti” – ha spiegato il veterinario all’Ansa – “Per l’uomo non c’è alcun pericolo per la salute. Non c’è il rischio di salti di specie anche se gli allevamenti sono in forte pericolo. Questo virus è altamente letale, con tassi di mortalità dell’80%. Quelli rimanenti in vita verrebbero poi abbattuti, col rischio di vedere sparire un intero comparto produttivo“.

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