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Tracce di medicinali in mare e negli organismi dei pesci, che cambiano radicalmente i propri comportamenti e spariscono.

Farmaci per il cuore, oppioidi, antidepressivi e antimicotici. Sono solo una minima parte dei 58 diversi tipi di medicinali di cui sono state trovate tracce consistenti nelle acque dell’Atlantico, che bagna la Florida. E sarebbe proprio questa la causa della misteriosa sparizione di alcune specie di pesci, come il fishbone o tarpone. Si tratta di un pesce dal colore argenteo e molto veloce, che fino a qualche decennio fa era molto presente nel mare della Florida. Poi, il declino: secondo diversi ricercatori la popolazione, negli ultimi 40 anni, si è ridotta di oltre la metà.

Farmaci nell’organismo, i pesci spariscono

Molti pescatori esperti mi hanno detto di aver pescato questa specie per tutta la vita, ma ora non riescono a trovare più alcun esemplare” – spiega la dottoressa Jennifer Rehage dell’Università internazionale della Florida – “C’è chi non ne vede più da almeno cinque anni ed ha ammesso che questo li sta facendo impazzire“. Proprio a Jennifer Rehage si deve l’intuizione sulla possibile correlazione tra l’inquinamento da medicinali e la riduzione della popolazione di pesci in Florida. Nel corso degli anni, la ricercatrice e i suoi colleghi sono riusciti a catturare ed analizzare 93 pesci di quella specie, scoprendo nel loro organismo tracce di almeno un medicinale.

Farmaci in mare, contaminazione totale

Lo studio, pubblicato a febbraio, ha rivelato tutti i medicinali più comuni scoperti nell’organismo dei bonefish: oltre a quelli già citati, ci sono antibiotici, antidolorifici, antistaminici, farmaci per la prostata e per la pressione. Nel 56% dei pesci analizzati, sono state riscontrate tracce sufficienti per aspettarsi effetti fortemente negativi e in un esemplare, addirittura, sono state trovate tracce di 17 diversi farmaci (tra cui otto antidepressivi che eccedevano di 300 volte il limite consigliato per le terapie nell’uomo). I ricercatori hanno anche analizzato 125 diverse specie di prede di questi pesci: ognuna di questa conteneva in media tracce di 11 diversi medicinali. “Non abbiamo ancora abbastanza certezze sulla correlazione tra inquinamento da farmaci e riduzione della popolazione dei pesci, ma il problema è potenzialmente grave e preoccupante“, avverte la dottoressa Rehage.

Farmaci nell’organismo, gli effetti sui pesci

Solo negli Stati Uniti, ogni anno vengono prescritte quasi 5 miliardi di ricette mediche, in media 12 per ogni cittadino. I farmaci finiscono poi in mare in vari modi, ma il più comune è senza dubbio lo scarico nelle acque reflue. Anche una ricercatrice italiana, la professoressa Elena Fabbri, lancia l’allarme. “Questo fenomeno può causare conseguenze non solo sul comportamento dei pesci, ma anche sui loro sistemi riproduttivi ed endocrini“, avverte al Guardian la biologa dell’Università di Bologna. Già nel 2013, alcuni ricercatori svedesi dell’Università di Umeå, avevano scoperto che il pesce persico era diventato meno pauroso ma anche meno socievole a causa dell’esposizione a farmaci ansiolitici. Sempre nella stessa Università, tre anni dopo era stato scoperto un notevole cambiamento nel comportamento e nella velocità dei salmoni e dei gamberi d’acqua dolce.

Farmaci in mare, problemi e soluzioni

Il problema, quindi, non riguarda solo la Florida. Tra le cause principali ci sarebbe soprattutto il malfunzionamento dei sistemi di filtraggio delle fosse biologiche. Tra le soluzioni, invece, ci può essere l’ozonizzazione, che permetterebbe di rimuovere agenti contaminanti che spesso vengono dispersi in acqua. Gli unici Paesi ad aver fatto qualche progresso, in tal senso, sono però la Germania, la Svezia e la Svizzera. Un’altra soluzione, ma più complessa, verrebbe richiesta alle aziende farmaceutiche: realizzare medicinali comunque efficaci sull’organismo umano, ma con sostanze in grado di svanire più velocemente nell’ambiente.

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