AttualitàScienza e Tecnologia

Permafrost, il prof. Michele Freppaz a TeleAmbiente: “Ecco quali sono gli effetti del suo scongelamento”

Condividi

La degradazione del permafrost sta già mostrando i suoi effetti drammatici sull’ambiente e sulla vita delle persone. In Siberia e in Alaska, ad esempio, il fenomeno è già visibile, ma potrebbe riguardare anche le Alpi. Ne abbiamo parlato con il professor Michele Freppaz, pedologo e nivologo dell’Università di Torino, studioso dei suoli d’alta quota e membro del Comitato Glaciologico Italiano.

Se lo scioglimento del permafrost è legato al cambiamento climatico, quali sono i suoi effetti?

Più che di scioglimento, sarebbe più corretto, dal punto di vista terminologico, parlare di scongelamento o degradazione. Il permafrost è uno strato di terreno permanentemente ghiacciato, composto da suolo e frammenti di roccia, non necessariamente con acqua ghiacciata. E’ tipico delle alte latitudini ma si può trovare a quote superiori di 2500 metri anche alle nostre latitudini, ad esempio nelle Alpi. Il permafrost è un elemento della criosfera, molto sensibile all’aumento delle temperature. Al di sopra del permafrost vi è il cosiddetto strato attivo, che può ospitare anche vegetazione e che d’estate scongela. Con l’aumento delle temperature, lo strato attivo tende ad estendersi sempre di più e se c’è del ghiaccio, questo fonde, rilasciando acqua. In quel momento, a causa della presenza di sostanza organica, vengono emessi gas climalteranti, principalmente metano. Quelli che erano importanti pozzi di assorbimento del carbonio potrebbero perciò invertire la loro funzione e divenire, in breve tempo, significative fonti di emissioni carbonio, in grado di alterare ulteriormente il clima globale

Cosa accade sulle Alpi con lo scongelamento del permafrost?

Sulle Alpi il fenomeno è meno continuo e diffuso e interessa soprattutto gli ammassi rocciosi. Di recente ho curato una mostra sul Cervino al polo museale del Forte di Bard, in Valle d’Aosta. In numerosi massicci alpini, proprio come il Monte Cervino, la roccia è tenuta insieme dal permafrost e con il riscaldamento globale si verificano sempre più spesso crolli di roccia e fenomeni di instabilità, che rendono anche complicata l’ascesa alle cime. Ci sono effetti anche sulla qualità dell’acqua: quella che viene liberata va ad alimentare sorgenti e laghi, e con il mio gruppo di ricerca la stiamo studiando perché essendo lì da migliaia di anni può avere delle caratteristiche particolari e alterare il ciclo idrologico. Gli effetti sono molteplici e difficili da studiare perché, a differenze dei ghiacciai, il permafrost si trova sotto la superficie e perciò non è chiaramente visibile. Dobbiamo considerare anche una caratteristica peculiare delle Alpi: la presenza di permafrost sporadico o di bassa quota, zone a 1300-1500 metri in cui si può trovare localmente del permafrost molto sensibile al cambiamento climatico e dove si trovano delle ‘isole’ di biodiversità. Ci sono diverse reti di monitoraggio permanente dello stato del permafrost con misurazioni di temperatura generalmente tra 10-30 metri nel terreno, che in alcuni casi raggiungono i 100 metri”.

Da qualche tempo ci sono diversi studi che lanciano un allarme: lo scongelamento del permafrost può liberare virus e batteri intrappolati da diverse migliaia di anni e sconosciuti alla scienza, con cui potrebbe venire a contatto l’uomo. Si tratta di un allarme concreto?

Non sono un esperto in questa materia ma posso affermare come di fatto da migliaia di anni le temperature non siano state così alte. Virus e batteri conservati ad esempio nelle carcasse di animali conservate nel permafrost rischiano di rimanere esposti a causa della sua degradazione, e possono tornare attivi. Tuttavia, le potenziali implicazioni di questo fenomeno sono attualmente poco conosciute, poiché dobbiamo anche immaginare come le zone con presenza di permafrost siano generalmente poco o per nulla abitate“.

(Visited 21 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago