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PD, RENZI SI DIMETTE E LASCIA A MARTINA: “NO A CONGRESSO E PRIMARIE SUBITO”

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Pd, Renzi si dimette e lascia a Martina: “no a congresso e primarie subito”. Via libera dalla Direzione nazionale del Partito democratico al documento finale che di fatto recepisce la relazione del vicesegretario Maurizio Martina.

Nel voto finale ci sarebbero stati 7 astenuti, che dovrebbero, a quanto si apprende, far capo all’area Emiliano.

La riunione della Direzione, chiamata a esprimersi sui prossimi passi da compiere dopo le dimissioni da segretario di Matteo Renzi, è iniziata con 38 minuti di ritardo e senza il segretario uscente.

Ad aprire i lavori, il presidente dem Matteo Orfini che ha letto la lettera con la quale Matteo Renzi ha lasciato la guida del partito.

“Preso atto dei risultati elettorali – si legge nella lettera – rassegno le mie dimissioni. Ti prego di convocare l’Assemblea, in quella sede spieghero’ le ragioni delle dimissioni”.

“Sento innanzitutto il bisogno di riconoscere la scelta che il segretario ha compiuto dopo il voto, con le sue dimissioni, e voglio ringraziarlo per questo atto forte e difficile ma soprattutto per il lavoro e l’impegno enorme di questi anni” – ha detto Maurizio Martina nella sua relazione al Nazareno.

“La segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento – continua Martina – ma io credo sia importante che continui a lavorare insieme a me in queste settimane che ci separano dall’Assemblea. Con il vostro contributo cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato”.

Aprire quindi “una fase nuova” che abbia come parole chiave “collegialità” e “unità”.

Ma l’opposizione chiede l’azzeramento dell’attuale gruppo dirigente.

Richiesta alla quale la maggioranza Pd risponde con una proposta: una Commissione Progetto da far partire con la prossima assemblea del partito, ad aprile, così da arrivare
“in tempi giusti” al congresso.

In ogni caso, la segreteria, arrivata dimissionaria in direzione, continuerà ad operare fino all’assemblea.

In una lunga Enews, Matteo Renzi, assente fisicamente, traccia la sua personale analisi della sconfitta e promette che le sue dimissioni non significano la sua scomparsa dalla politica nè tantomeno dalla vita del Pd.

Dice di assumersi le sue responsabilità e assicura di non covare “rimpianti o rancori”.

La linea tracciata da Martina raccoglie il consenso delle varie anime del Pd, da Graziano Delrio ad Andrea Orlando, da Nicola Zingaretti a Piero Fassino.

Non mancano però alcune sottolineature, come quella del Guardasigilli: “chiediamo garanzie” – dice Orlando – ovvero l’azzeramento “del gruppo dirigente attuale”, che porta come controprova della sua determinazione a seguire la strada dell’unità, “lo scioglimento dell’area” che a lui fa capo. Penso che Maurizio debba avere il nostro sostegno, non ci guardate male se chiediamo qualche garanzia. Sono disponibile a sciogliere l’area che fa riferimento a me per fare un passo avanti”.

Le dimissioni di Renzi vengono commentate anche dal Presidente del Consiglio che su twitter scrive: “le dimissioni di Matteo Renzi esempio di stile e coerenza politica. Dalla sconfitta il Pd saprà risollevarsi, con umiltà e coesione. Ora fiducia in Maurizio Martina“.
Ad apprezzare la voglia di unità e di una direzione collegiale del Partito indicata da Martina è anche Michele Emiliano.

“Ovviamente, da questo momento in poi collaboreremo con il segretario e cercheremo in tutti i modi di fare in modo che questo paese abbia presto un governo, sia pure di minoranza con il nostro appoggio esterno – spiega il governatore della Puglia – l’accordo con i 5 stelle non è una questione di volontà, ma di maturazione di un processo politico inevitabile. In questo momento, apriamo una discussione dentro il Pd per trovare il
modo di fare un governo, escludendo di farlo con la destra guidata da Salvini” – e poi aggiunge: ” Non faremo l’Aventino che rischia di mettere in difficoltà la democrazia italiana. Lega, FI e M5S hanno la maggioranza e possono cambiare la Costituzione, persino senza referendum e questo non possiamo consentirlo. Dobbiamo evitare che l’Aventino del Pd metta in pericolo la democrazia italiana”.

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