pd congresso enrico letta elly schlein antonio decaro

Un partito che deve ritrovare sé stesso e darsi una leadership nuova, all’indomani dell’ennesima delusione elettorale.

Elezioni, il Pd si lecca le ferite ma deve assolutamente pensare a ritrovare sé stesso. Il nodo cruciale sarà il prossimo Congresso del partito, in cui si dovrà pensare non solo ad un nuovo segretario, ma anche ad un nuovo modo di intendere la politica, per ritrovare la propria base elettorale. E anche a trovare un’unità che, tra le varie correnti interne, forse non c’è mai stata sin dal 2007, anno della sua fondazione.

Pd, quando il Congresso?

Inizialmente, il Congresso del Pd si sarebbe dovuto tenere a marzo del prossimo anno. Ma vista la batosta elettorale, è necessario accelerare i tempi ed Enrico Letta, in qualità di segretario uscente e traghettatore, ha il dovere di farlo al più presto. Anche perché i tempi stringono, con le elezioni regionali in Lazio e Lombardia previste per marzo o aprile, e perché si tratta di un sistema complesso e non rapido, che richiede in condizioni normali almeno tre mesi, primarie comprese. Una volta che, con il Congresso, sarà scelto il nuovo segretario, Letta potrà lasciare il partito, come annunciato ieri in conferenza stampa.

Pd, i candidati al dopo-Letta: Elly Schlein

Non ci sono candidature già annunciate, ma dei ‘nomi caldi’ per il nuovo segretario del Pd. Un ‘papabile’ era senza dubbio Stefano Bonaccini, ma il presidente dell’Emilia-Romagna si sarebbe già sfilato. La sua vice in Regione, Elly Schlein, è invece una probabile candidata: è giovane (37 anni) e donna, come auspicato dallo stesso Enrico Letta che ha rivendicato la necessità di un ricambio generazionale profondo. Eletta da indipendente nelle liste del centro-sinistra, Elly Schlein era uscita dal Pd nel 2016, in polemica con il Jobs Act voluto e approvato da Renzi.

Pd, i candidati al dopo-Letta: Antonio Decaro

Tra i possibili, futuri segretari del Pd, ci sono anche due sindaci. Il primo è senza dubbio Antonio Decaro, primo cittadino di Bari e presidente dell’Anci, che dopo il voto ha dichiarato: “Ha perso il Pd, il centro-sinistra e l’idea di politica e di Paese che abbiamo proposto agli italiani. Abbiamo perso e l’intero modello su cui si fonda il Pd va smantellato, basta con i capi corrente che fanno e disfano le liste a proprio piacimento. Azzeriamo questi meccanismi perversi e torniamo a parlare alle persone, o saremo sempre sconfitti alle politiche“.
Lo stesso Decaro, che ha sempre parlato con cognizione di causa alla luce di una fortissima legittimazione popolare, ha poi aggiunto: “Il Pd ha sempre perso le elezioni politiche ma vince in quelle locali, governiamo il 70% dei Comuni italiani con persone capaci di amministrare e proporre un’idea politica seria, tessendo una relazione solida, coerente e responsabile con i cittadini. Che in quelle elezioni possono scegliere direttamente i propri rappresentanti, mentre alle politiche sono costretti a eleggere deputati e senatori scelti dai leader o dai capi corrente, ma estranei ai territori“.

Pd, i candidati al dopo-Letta: Matteo Ricci

Un altro sindaco che potrebbe aspirare al ruolo di segretario nazionale del Pd è Matteo Ricci, primo cittadino di Pesaro e coordinatore degli amministratori locali ‘dem’. “Sconfitta dolorosa e pesante, dobbiamo ripartire da sindaci progressisti e riformisti, dalla sinistra di prossimità“, ha spiegato Matteo Ricci, che è stato il primo, su base locale, ad allargare una maggioranza di centro-sinistra al Movimento 5 Stelle. E che, come Decaro, è apprezzato e stimato da tutti gli amministratori locali del Pd.

Pd, gli altri candidati al dopo-Letta

Molto, però, dipenderà anche dal dibattito interno al Pd e dalle correnti che Decaro ha tanto criticato. Se solo uno tra Ricci e Decaro sarà alla fine candidato alla segreteria, ci sono dei nomi che non possono assolutamente essere esclusi a priori. Tra i ‘papabili’ ci sono infatti Andrea Orlando (ministro del Lavoro), Peppe Provenzano (ex ministro per il Sud e la coesione territoriale) o Lorenzo Guerini, il ministro della Difesa che guida l’area di Base riformista. Senza contare altri sindaci, come il fiorentino Dario Nardella o il bergamasco Giorgio Gori, che però nelle ultime ore hanno visto scendere le loro quotazioni.

Previous articleFughe di gas sul Nord Stream 1 e 2. Mosca: “Potrebbe essere sabotaggio contro di noi”
Next articleVanuatu è il primo Paese al mondo a chiedere un trattato internazionale contro le fonti fossili