PAX.RIP, ecco come funziona il primo cimitero virtuale d’Italia. Il video

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Anche il nostro Paese ha il suo primo cimitero virtuale. Alessandro Mavilio, responsabile per l’Italia del camposanto 2.0: “PAX.RIP non celebra la scomparsa, bensì la vita”. 

Anche l’Italia ha il suo primo cimitero virtuale. A ideare PAX.RIP sono stati alcuni nostri conterranei in Giappone, con l’obiettivo di commemorare i defunti, sostenere l’elaborazione del lutto e avviare una riflessione sulla morte.

L’Italia funebre è ancora molto concentrata sui necrologi e sui manifesti funebri, ma queste sono “necrologie” temporanee, poco estetiche, poco partecipative, soprattutto se pensiamo a quanto i social network abbiano abituato le persone a condividere e compartecipare su ogni argomento. Un Memorial PAX è, invece, una pagina online eterna, un vero permalink. In un certo senso, è il simulacro di una sepoltura, non è l’avviso di un decesso, ma celebra la vita, non la scomparsa“, racconta a Teleambiente Alessandro Mavilio, responsabile per l’Italia di PAX.RIP, yamatologo e per anni professore di “Media Communication” all’Università Industriale di Kyoto.

Proprio per questo il camposanto 2.0 aiuta perfino a ritrovare idealmente un genitore andato via troppo presto, un amico vittima di un incidente stradale, un parente morto prima della nostra nascita.

Mia figlia è giapponese e ha tre anni. Non ha mai potuto conoscere mio nonno italiano scomparso nel 1982. Ma quasi ogni mattina mi chiede di vedere il Memorial del nonno per spegnergli la candela eterna sulla pagina. Lei soffia sul telefono, ma ovviamente non ci riuscirà mai. Eppure, se mio nonno fosse vivo, i due giocherebbero in un modo simile, con scherzetti semplici, dispettucci infantili. Quindi sì, “ricordare” significa “riportare al cuore”, in un certo senso “mantenere in vita un’essenza”, e con i Memorial PAX è certamente così“, sottolinea l’orientalista.

PAX.RIP, Alessandro Mavilio: “Il futuro eco-funerario del mondo moderno arriverà dal Giappone”

Italia e Giappone sono due Paesi distanti fisicamente e culturalmente. Proprio qualche giorno fa Alessandro Mavilio, collegato da Sapporo, a 1.000 chilometri da Tokyo, ha spiegato a Teleambiente la concezione della morte per i suoi concittadini nipponici: “Il Giappone, che mi ha adottato dal 1996, è multi-religioso e multi-opzione. È interessante notare che secoli fa il Paese ha adottato la cremazione per motivi principalmente igienici e di gestione degli spazi naturali. E, a mio avviso, il fatto che anche l’Italia abbia aperto a questa pratica è un’ottima notizia, perché la rinuncia alla forma originale del corpo è segno di un’enorme maturazione collettiva, anche in termini ambientali“.

Ed ecco perché, secondo il responsabile per l’Italia di PAX.RIP, il futuro eco-funerario del mondo moderno arriverà quasi sicuramente dal Paese del Sol Levante.

 

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