Paul Bocuse se ne è andato. Ha lasciato pentole, intingoli e fornelli e adesso lassù chissà chi si delizierà delle sue invenzioni gastronomiche che in 60 anni lo hanno reso Re incontrastato di tutta la cucina mondiale.

Si è spento stamani proprio lì dove era nato, nel letto che lo vide nascere a Collonges-au-Mont-d’or,  nei pressi di Lione. Tra pochi giorni avrebbe compiuto 92 anni, ma da qualche anno era ormai scomparso dalle scene da lui così tanto amate, afflitto dal morbo di parkinson.

Ne ha voluto dare la notizia il ministro degli interni francese Gerad Collomb che per anni lo aveva frequentato quando era stato anche sindaco di Lione: “Monsieur Bocuse era la Francia. Era la semplicità, l’eccellenza e l’arte di vivere”

E così a poche settimane dalla dipartita di Gualtiero Marchesi ispiratore della cucina italiana, anche un altro indiscusso e imbattibile maestro se ne va.

Per tutti è sempre stato Monsieur Paul, tanta era la sua bonomia e disponibilità tra la gente e i clienti, quanto inflessibile e duro tra i fornelli, nella sua amata cucina che dapprima fu quella avita del padre e della madre, prima ancora del nonno, a Collonges-au-mont-d’or per una passione ereditata dal Dna familiare.

Bocuse mostro fin da ragazzo le sue quialità. Fu un talento che immediatamente attirò l’attenzione di Eugene Brezier che a metà del secolo scorso dominava la scena francese.

Fu una ascesa immediata. Irresistibile.

Bocuse passerà ad un altro chef d’eccezione Fernand Point, al ristorante La Pyramide,  che fu il suo vero grande maestro.

Tornato in famiglia aprirà il suo primo ristorante agli inizi degli anni 50 e nel 1958 arriverà la sua prima stella Michelin, che poi si sarebbe triplicata e non lo avrebbe mai più abbandonato.

La sua creazione di cui andava fiero, diventata il vero fiore all’occhiello della cucina francese, è la Zuppa al tartufo nero, una vera leggenda gastronomica che come tutti i suoi piatti, come ha scritto oggi il New York Time “non solo davano piacere al palato, ma seducevano gli occhi e ravvivavano l’immaginazione”.

Negli anni Bocuse diventerà imprenditore di se stesso e divulgatore della nouvelle cuisine nel mondo. Con il premio Bocuse d’Or lancerà tra i fornelli giovani chef che adesso son celebrati in tutto il mondo come Alain Ducasse, ma anche lo stesso Robuchon e Savoy. Fonderà una linea di vini, champagne  e specialità gastronomiche distribuite in tutto il mondo.

Aprirà anche ristoranti nel mondo, come ad Orlando negli Usa, fino all’ultimo ristorante aperto a New York nel 2013.

Per poi dedicarsi alla birra, con l’apertura di una serie di birrifici a Lione.

La leggenda vuole che sia stato decisivo l’incontro nel suo ristorante, ancora a due stelle, con il duo Gault&Millau, teorici della “nouvelle cuisine” che proprio in Bocuse trovarono il suo interprete più celebrato: “Teorizzavamo la nouvelle cuisine, era sotto i nostri occhi e non ce ne eravamo accorti”, dissero un giorno i due critici enogastronomici.

Era instancabile in cucina,  così come nei suoi infiniti amori, (“Si vive una sola volta per viverla soltanto con una sola donna!”) che hanno anche riempito pagine di pettegolezzi.

Insomma era infaticabile in tutto così come per il suo dinamismo e la sua presenza in Tv, in radio nei media.

Il suo detto più bello e noto  era”Dio è già famoso, eppure il parroco non smetterà mai di suonare le campane ogni mattina”.

La campana oggi è suonata per te Monsieur Paul. E lassù tra le stelle, qualcuno già pregusta le tue prelibatezze.

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