PASTA E RISO, SCATTA L’OBBLIGO SULL’ORIGINE DEL GRANO IN ETICHETTA

Pasta e Riso, scatta l’obbligo sull’origine del grano in etichetta. Scatta oggi per pasta e riso, l’obbligo di indicazione sull’etichetta dell’origine della materia prima.

La sperimentazione, prevista per due anni, permetterà di conoscere l’origine del grano impiegato scrivendo così la parola fine alle truffe dei prodotti importati e spacciati per nazionali.

Una vera e propria invasione di riso straniero, favorita dal regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi Meno Avanzati (Accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l’Unione Europea quantitativi illimitati a dazio zero di riso.

Proteggere il Made in Italy – afferma il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina – significa puntare sulla massima trasparenza delle informazioni in etichetta ai cittadini”.

Inoltre – spiega ancora Martina – “la trasparenza deve essere una battaglia comune da condurre con tutta la filiera anche in Europa. Non c’è dubbio – dice – che l’iniziativa italiana abbia ottenuto anche un risultato politico importante: dopo 4 anni la Commissione Ue ha presentato una prima bozza di regolamento attuativo della norma sull’etichettatura”.

In occasione dell’entrata in vigore dei due decreti interministeriali sull’indicazione dell’origine obbligatoria (13 febbraio per il riso e 14 febbraio per la pasta)  la Coldiretti ha organizzato il Pasta Day.

Secondo un sondaggio Coldiretti/Ixè, lanciato in occasione del Pasta Day,  per quasi 6 italiani su 10 (58%) la pasta è il vero simbolo del Made in Italy nel mondo, seguita dall’olio extravergine d’oliva (19%) e dal vino (18%).

Gli italiani infatti, con 23,5 kg a testa, si aggiudicano il primato di maggiori consumatori di pasta, davanti a Tunisia (16 kg), Venezuela (12 kg), Grecia (11,2 kg), Svizzera (9,2), Usa e Argentina (8,8 kg), tallonati da Iran e Cile (8,5 kg) e Russia (7,8 kg).

Non è un caso – precisa il sondaggio – che l’80% degli italiani mangia pasta o pane almeno una volta al giorno.

Per quanto riguarda la qualità – secondo Coldiretti – la tendenza è verso la pasta con grani 100% italiani e con un’immagine di forte legame ai territori di origine.
Il nuovo obbligo – sottolinea l’associazione di settore – è stato accolto con favore dal 96% dei consumatori che chiede che in etichetta sia scritto in modo chiaro e leggibile l’origine di tutti gli alimenti.

Richiesta confermata anche dal Tar del Lazio che ha precisato come sia “prevalente l’interesse pubblico ad informare i consumatori considerato anche l’esito delle consultazioni pubbliche circa l’importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese di origine e/o del luogo di

Grazie alla nuova norma, potranno finalmente uscire dall’anonimato e saranno riconoscibili nelle etichette della pasta 4,3 miliardi di chili di grano duro italiano che insieme ai 1,5 miliardi di chili di riso garantiscono all’Italia il primato in Europa.

“Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in pre-raccolta con il glifosate, proibito sul grano italiano o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare “l’importanza di sostenere con la trasparenza scelte di acquisto più consapevoli da parte dei consumatori”.

Le confezioni di pasta secca prodotte in Italia, secondo quanto previsto dal decreto – spiega la Coldiretti – dovranno d’ora in poi avere obbligatoriamente indicato in etichetta:

– il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura;

se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE.

Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE“.

Qualora le fasi di coltivazione, lavorazione e confezionamento del riso avvengano nello stesso Paese, può essere recata in etichetta la dicitura “origine del riso“, seguita dal nome del
Paese.

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