Pasta, migliora la qualità ma il glifosato c’è ancora. Il nuovo test del Salvagente

Buone notizie per la qualità della pasta. Secondo il test de Il Salvagente è “tutto un altro paio di maniche” rispetto al passato. Ma il glifosato continua ad apparire nelle analisi.

Servizio video di Mariaelena Leggieri 

Secondo il test de Il Salvagente, la qualità della pasta è migliorata negli ultimi anni. Almeno rispetto alle analisi precedenti. Il test di quest’anno (il quarto in otto anni), ha messo sotto la lente d’ingrandimento 14 marchi di pasta, nel formato mezze maniche. Salvo in due casi in cui si sono riscontrate tracce di glifosato, i risultati finali sono positivi, con nove marchi giudicati tra l’eccellente e l’ottimo.

La rivista ha analizzato la pasta di Barilla, Barilla Al Bronzo, Conad, Coop, De Cecco, Divella, Esselunga, Eurospin, Garofalo, La Molisana, Lidl, Natura Sì, Rummo, Voiello. I criteri di valutazione, oltre alla rilevazione della presenza di pesticidi, glifosato e Don, sono stati l’origine del grano e la prova organolettica (tenuta in cottura e assaggio da parte di esperti).

Pasta e glifosato, buone notizie: tracce dell’erbicida solo in 2 marchi su 14

Ma cos’è cambiato nel prodotto simbolo del made in Italy rispetto al passato? A differenza degli anni scorsi, quando il glifosato era stato trovato in 8 marchi di pasta su 31 lotti analizzati nel 2016 e in 7 prodotti su 20 campioni nel 2020, le tracce dell’erbicida sono decisamente più basse. Infatti, dai risultati delle ultime analisi, il glifosato è stato trovato solo in due lotti (Conad e Garofalo) e in quantità molto inferiori rispetto ai limiti di legge.

Nella pasta a marchio Conad, la quantità di glifosato rilevata è di 0,012 mg/kg (poco al di sopra del limite dello 0,010 mg/kg accettato per il bio). Per Garofalo numeri leggermente più alti: 0,070 mg/kg. In entrambi i casi, le cifre si trovano molto al di sotto della quantità consentita (<10 mg/kg).

Oltre al famoso erbicida – per cui l’Unione Europea ha rinnovato le autorizzazioni per altri 10 anni nonostante sia stato classificato come possibile cancerogeno – il test non ha rivelato la presenza di altri pesticidi nella pasta, almeno in quantità pericolose per la salute. I residui rintracciati infatti, sono al di sotto dei limiti di legge e di sostanze utilizzate per il trattamento del grano duro (Piperonylbutoxide).

Nessun pericolo sul fronte micotossine. Le analisi per il Don (noto anche come vomitossina) hanno rivelato che tutti i prodotti sono conformi ai limiti.

Glifosato nella pasta, le repliche dei marchi Conad e Garofalo

Prima di pubblicare il test, il Salvagente ha contattato i marchi produttori della pasta in cui è stata riscontrata la presenza di glifosato, per consentire di rilasciare una dichiarazione.

Se Conad ha declinato l’invito, Garofalo ha invece ripetuto le analisi sia per il glifosato che per il Don. Secondo il pastificio campano, negli stessi lotti analizzati non ci sono tracce nè dell’erbicida né della micotossina. Ecco la spiegazione della rivista: “In passato alcune aziende ci hanno spiegato che pacchi di pasta appartenenti allo stesso lotto possono essere prodotte da partite di grano differente. Non solo. La stessa contaminazione del frumento non è mai omogenea ma puntuale: micotossine o i residui di trattamenti fitosanitari possono “attaccare” o rimanere localizzati in una parte della partita di grano usata per produrre la pasta.”

 

 

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