Particelle inquinanti, nelle metro i valori raddoppiano

Se l’aria è inquinata in superficie, nella galleria della metro lo sarà ancora di più.

Uno studio dell’Università francese di Orléans si è concentrato sulla misurazione delle particelle di pm 2.5; particelle con diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 2.5 μm (millesimi di millimetro) presenti nelle stazioni della metropolitana.

Nelle stazioni l’aria viene prelevata da bocchettoni posti ad altezza del suolo e quindi già inquinata, basti pensare che secondo Legambiente nei primi tre mesi del 2024 8 città italiane sono fuorilegge per i livelli di pm 10 ovvero particelle di diametro aerodinamico inferiore o uguale ai 10 μm.

Per di più nelle gallerie della metro del nuovo particolato viene prodotto dall’abrasione dei freni, delle rotaie e dalla polverizzazione delle coperture delle gallerie. Appare evidente che la concentrazione di particelle all’interno sarà superiore rispetto all’esterno.

Già diversi studi effettuati a Roma avevano evidenziato come nelle gallerie si respirasse aria impura, l’ultima analisi del Cnr nel 2023 promuoveva soltanto la metro C che, essendo dotata di pannelli scorrevoli che separano i viaggiatori dai treni, li protegge dalle particelle che favoriscono l’insorgenza di cancro e malattie cardiovascolari.

Sia metro A che B-B1, invece, facevano registrare concentrazioni di pm10 pericolose per la salute, tanto che i ricercatori consigliano agli utenti di scendere in metro indossando le mascherine.

Lo studio francese si è concentrato nel sottrarre ai valori di pm 2,5 registrati nelle gallerie quelli esterni per avere il dato dell’inquinamento prodotto dai treni. Ai 30 microgrammi per metro cubo totali, registrati nelle ore di punta, sono stati sottratti i 15 microgrammi per metro cubo riscontrati all’esterno, dimostrando così che chi viaggia in metropolitana è esposto al doppio di particelle inquinanti.

Il vero problema consiste nel fatto che le concentrazioni di particelle al chiuso non sono soggette a regolamentazione alcuna per cui chi lavora nelle metropolitane o viaggia per periodi prolungati ogni giorno, non è tutelato.