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PARTE LA COMMISSIONE D’INCHIESTA SULLE ATTIVITA’ ILLECITE DEL CICLO DEI RIFIUTI

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Rifiuti. Partiranno domani i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite del ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esso correlati.

Composta da 15 senatori e 15 deputati, tra i compiti principali della Commissione troviamo la verifica dello stato di attuazione della bonifica dei siti inquinati, dell’applicazione della legge sugli ecoreati, delle attività illecite nello smaltimento dell’amianto e l’indagine sulle attività illecite legate agli incendi.

Ma la nuova Commissione non inizierà il suo percorso da zero.

Tanto è stato fatto nella precedente Legislatura. Esempi ne sono la legge sugli ecoreati, le normative contro l’abusivismo, l’istituzione del sistema nazionale di Protezione dell’Ambiente.

Una legge, quella sugli ecoreati, che a distanza di tre anni dalla sua approvazione, sta dando i suoi frutti.

L’ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente evidenzia infatti un boom di arresti per crimini contro l’ambiente nel 2017.

538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali lo scorso anno, il 139,5% in più rispetto al 2016.

Sul fronte repressivo, come emerge dai dati forniti dal Ministero della Giustizia troviamo 158 arresti per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati (contro i 265 dell’anno precedente).

Balzo in avanti dell’attività delle forze dell’ordine anche contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato ( 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016).

Davanti a tutta questa repressione però, gli illeciti ambientali continuano a crescere ogni anno e lo dimostra il business dell’ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi (+9,4%): 3 mld provengono dai rifiuti speciali, 3 mld dal commercio di animali e piante protette, 2 mld dall’abusivismo, 1,3 mld dall’inquinamento, 1 mld dalla contraffazione agroalimentare e 200 ml dagli incendi boschivi.

Una situazione in buona parte causata da una normativa ambientale a tratti confusa che lascia spazio alla criminalità.

 

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