In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Parchi, dal PNRR 100 mln per la digitalizzazione; 2) Stop alla moda che inquina; 3) Un corso di laurea per i nuovi professionisti della montagna; 4) Economia circolare, un valido aiuto per ridurre le emissioni europee

 

In questo numero del Tg Ambiente, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) Parchi, dal PNRR 100 mln per la digitalizzazione: Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha approvato con un decreto la Direttiva per la digitalizzazione dei parchi nazionali e delle aree marine protette. Il provvedimento è previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. La dotazione finanziaria è di 100 milioni di euro. L’obiettivo è mettere a disposizione degli enti gestori nuovi strumenti digitali, a partire già dalla fine del 2022. La Direttiva consentirà da un lato lo sviluppo di servizi digitali ai visitatori, su mobilità sostenibile, informazioni meteo, naturalistiche, culturali, logistiche e di sicurezza. Dall’altro lato, permetterà la digitalizzazione e semplificazione delle procedure amministrative, con la riduzione e la certezza dei tempi istruttori per le istanze, i pareri e le autorizzazioni, oltre all’accesso facilitato alle documentazioni.

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2) Stop alla moda che inquina: Nuove linee guida per la moda sostenibile. Per arginare il consistente impatto ambientale del “fast fashion”, la Commissione Ue ha presentato un pacchetto di proposte volte a promuovere la moda sostenibile: capi fatti per durare nel tempo ed essere riparati, realizzati con una percentuale sempre maggiore di materiali riciclati. Ogni anno infatti, nell’Ue vengono gettati circa 5,8 milioni di tonnellate di tessuti e ogni secondo nel mondo un camion carico di tessuti viene buttato in discarica o incenerito. L’intervento Ue parte dai dati che al momento collocano l’industria tessile al quarto posto per maggiore impatto ambientale. Il comparto tessile è anche la terza area di consumo per uso di acqua e suolo e la quinta per uso di materie prime ed emissioni di gas serra. L’idea è ridurre il numero di collezioni per anno e promuovere collezioni di seconda mano, per “far passare di moda, la moda veloce“. L’Ue prevede inoltre di introdurre misure per contrastare il rilascio involontario di microplastiche dai tessuti, garantendo l’accuratezza delle dichiarazioni ecologiche e promuovere modelli di business circolari, compresi i servizi di riutilizzo e riparazione.

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3) Un corso di laurea per i nuovi professionisti della montagna: Un corso di laurea per dare un futuro alle nostre montagne. A proporlo è Unimont, il polo dell’Università degli Studi di Milano nelle Alpi. Scioglimento dei ghiacciai, riduzione delle precipitazioni nevose, innalzamento delle temperature, aumento degli eventi meteorologici estremi sono sfide fondamentali per il futuro delle popolazioni che vivono in quelle aree e più in generale dell’intero sistema Paese. Per preparare i nuovi professionisti della montagna, rendendoli capaci di valorizzare le specificità, nasce così un nuovo corso di laurea magistrale in ‘Valorization and sustainable development of mountain areas’, il programma offre a ragazze e ragazzi un approccio sistemico e interdisciplinare alla realtà locale e nello studio delle sue potenzialità in ottica internazionale.

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4) Economia circolare, un valido aiuto per ridurre le emissioni europee: L’economia circolare accelera il percorso dell’industria europea verso l’indipendenza dai combustibili fossili. Lo segnala Agora Energiewende, istituto di ricerca indipendente di Berlino specializzato sul clima, in uno studio redatto dall’unità Agora Industry. Secondo lo studio, l’economia circolare potrebbe ridurre le emissioni annuali di gas a effetto serra dell’industria europea fino al 10% (70 milioni di tonnellate di CO2) entro il 2030 e fino al 34% (239 milioni di tonnellate di CO2) entro il 2050 rispetto ai livelli del 2018. Nella sola produzione di materie plastiche, il miglioramento del riciclaggio potrebbe ridurre l’uso di combustibili fossili di circa 2,7 miliardi di metri cubi di gas e 149 milioni di barili di petrolio all’anno entro il 2030.  In Europa, stima Agora, le industrie ad alta intensità energetica dell’acciaio, dell’alluminio, del cemento e della chimica rappresentano circa 581 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, ovvero circa il 70% di tutte le emissioni industriali ogni anno nell’UE. Nel 2020, questi settori rappresentavano da soli il 13% del consumo finale di energia dell’Ue. Un uso più circolare ed efficiente dei materiali consentirebbe un notevole risparmio energetico rispetto a un percorso incentrato solo sulla decarbonizzazione nella produzione energetica.

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