“Abbiamo avuto un aumento certificabile del 30% delle persone che ci hanno chiesto aiuto. Più di 7000 famiglie si sono rivolte per la prima volta presso Caritas parrocchiali o centro di ascolto diocesano”., Don Benoni Ambarus, direttore della Caritas Diocesana di Roma. Intervista a cura di Alessandro Di Liegro.


Il Covid ha spazzato via una marea di persone nel loro equilibrio precario. Migliaia di famiglie che per la prima volta sono state costrette a chiedere aiuto. Soprattutto le famiglie che lavorano mettendo su la pagnotta, in nero, a chiamata, tutto l’indotto alberghiero e turistico. Un uragano che ha travolto in maniera pericolosa tante persone”.

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Le parole di Don Benoni Ambarus, direttore della Caritas Diocesana di Roma, spiegano in modo dettagliato le conseguenze sociali causate dalla pandemia di Coronavirus e l’impatto che ha avuto sugli “equilibristi della povertà”, quella fascia “enorme” di persone su Roma che vivono ai margini.

Abbiamo avuto un aumento certificabile del 30% delle persone che ci hanno chiesto aiuto. Più di 7000 famiglie si sono rivolte per la prima volta presso Caritas parrocchiali o centro di ascolto diocesano”. Numeri impressionanti, ma che potrebbero essere ancora più alti. “Il numero è stato sicuramente più ampio perché non si aveva il tempo per ascoltare fino in fondo le persone e compilare tutti i formulari”.

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Per riuscire ad alleviare il peso che le restrizioni causate dalla pandemia ha provocato su queste migliaia di famiglie, la Caritas Diocesana di Roma ha organizzato un piano completo di assistenza: “Ci siamo resi conto che le famiglie non avevano i soldi per la spesa alimentare, avevano fame – continua il direttore Ambarus – Abbiamo promosso sempre di più la possibilità di dare risposte sul livello alimentare. Raccolte, carrello sospeso, tessere straordinarie dell’emporio, quei mini presidi territoriali, mini magazzini, 12 per la città, e poi abbiamo fatto passetto in avanti per fondo anti crisi per famiglie con piccole spese sanitarie, per poi entrare nell’ottica di dare un supporto finanziario di liquidità e fare qualcosa per il loro inserimento lavorativo che è la vera sfida, perché restituisce dignità in maniera stabile”.

Guardando più in là dell’immediata emergenza sanitaria, il direttore della Caritas Diocesana di Roma, afferma che: “Le conseguenze sociali della pandemia devono ancora arrivare. Nei prossimi mesi sperimenteremo la drammaticità di questa pandemia” perché, secondo Ambarus “prima o poi dovranno finire tutta una serie di ammortizzatori sociali, il sistema dei sussidi, la speranza è che gli ultimi non vengano lasciati indietro. Bisogna offrire ai cittadini servizi, investimenti e creare diritti strutturali, altrimenti questo sistema aumenta ancora di più il sistema dell’elemosina che umilia le persone”. La vera sfida, secondo Ambarus, che spetta al nuovo governo è di pensare ogni misura “A partire dagli ultimi. Se vogliamo ricostruire, rafforzare società bisogna che si pensino tutte le misure a partire dagli ultimi e dai più fragili”.

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