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GLORIE DI CARTA. I CARTONI DEGLI ARAZZI A PALAZZO BARBERINI

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È stata presentata ieri in anteprima l’esposizione Glorie di carta, curata da Maurizia Ciccone e Michele Di Monte, che si inserisce all’interno del percorso museale della È stata presentata ieri in anteprima l’esposizione Glorie di carta, curata da Maurizia Ciccone e Michele Di Monte, che si inserisce all’interno del percorso museale della Galleria Nazionale dell’Arte Antica di Palazzo Barberini.

In occasione del prestito ricevuto da parte del Musei Capitolini del ritratto di Urbano VIII Barberini di Pietro da Cortona, sono stati esposti alcuni dei cartoni per arazzi realizzati per l’Arazzeria Barberini.

La mostra si pone come punto di partenza nel percorso di valorizzazione di quella che era la collezione della famiglia Barberini, nel tentativo di riportare le opere ad essere esposte nei luoghi per le quali erano state pensate.

La produzione di arazzi era legata ai Barberini e benché la figura del papa fu molto importante non si trattò di una produzione papale come quelle che si erano viste precedentemente a Roma.

La storia delle arazzerie, legata a doppio filo con la vita del cardinal Francesco, nipote di Urbano VII, ebbe inizio quando quest’ultimo fu inviato in Francia dal pontefice per questioni diplomatiche legate alla Valtellina, in questa occasione, Luigi XIII donò al Vaticano sette arazzi, di una serie inizialmente prevista di dodici, raffiguranti le storie di Costantino. Soggetto scelto non a caso per dimostrare la propria fedeltà al papato.

Fu in questa occasione che la famiglia Barberini, che già possedeva una collezione di arazzi, decise di ampliare e completare la serie con gli ultimi cinque pezzi e di creale una vera e propria arazzeria.

Se gli esemplari francesi erano stati realizzati su cartoni di Rubens, per quelli romani il compito fu affidato a Pietro da Cortona, artista prediletto alla corte Barberini.

All’interno delle Arazzerie Barberini lavoravano arazzieri fiamminghi diretti da Giacomo delle riviere (nome italianizzato) e dai suoi discendenti, tra i quali spicca il nome di una donna, Maddalena delle riviere.

Nella sala troviamo esposti, oltre al già citato ritratto di Urbano VIII, il cartone realizzato da Pietro da Cortona Costantino fa distruggere gli idoli pagani del 1637, ma anche quello della Natività (1644), realizzato per un’altra serie prodotta dalle arazzerie, quella della Vita di Cristo, di Giovan Francesco Romanelli e Paolo Spagna.

I cartoni, opere d’arte che spesso vanno perdute o che subiscono un forte degrado a causa del ripetuto utilizzo, in questo caso sono stati raccolti e conservati dalla famiglia Barberini e sono oggi conservati nella collezione di Palazzo Barberini, contrariamente agli arazzi, in gran parte divisi tra gli stati uniti e il Vaticano.

Nelle opere esposte sono ben visibili alcuni dettagli che fanno intuire quello che doveva essere il lavoro dell’arazziere. Ad esempio possiamo notare come le grandi raffigurazioni risultino in realtà composte da tanti frammenti quadrati poi incollati uno all’altro, questo perché il manufatto finale veniva realizzato separatamente e i pezzi di stoffa venivano in seguito assemblati.

L’ultima serie rappresentata è quella della Vita di Urbano VIII, per la quale viene in questa occasione portato ad esempio il cartone di Maffeo Barberini bonifica il lago Trasimeno.

Rendere il papa protagonista di una serie fu un gesto di affermazione incisivo, in questo modo infatti Urbano era messo allo stesso livello degli eroi mitologici e cristiani.

In fine ad accompagnare i cartoni è esposta la tela realizzata da Andrea Sacchi, Jan Miel e Antonio Gherardi con soggetto la Visita di Urbano VIII al Gesù (1642-1643). L’evento rappresentato nel quadro, per il quale il Sacchi aveva curato l’allestimento della Chiesa del Gesù, sono le celebrazioni organizzate da Antonio Barberini in occasione del centenario della Compagnia del Gesù nel 1639. L’opera ci permette di osservare come venivano disposti gli arazzi nelle grandi occasioni, in questo caso in particolare arazzi provenienti dalla collezione Barberini, prestati a pagamento da Antonio Barberini stesso. Al centro della scena troviamo papa Urbano VIII con affianco il cardinal Francesco e altri componenti della famiglia, in una rappresentazione che esprime al meglio il fasto della corte della famiglia Barberini.

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