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Pac, raggiunto in extremis un accordo che lascia scontenti gli ambientalisti

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Pac, raggiunto in extremis un accordo: agricoltori soddisfatti, ma insorgono gli ambientalisti.

Politica agricola comune, dopo tre anni di difficili negoziati è arrivato in extremis un accordo, proprio alla scadenza della presidenza portoghese nel Consiglio Ue. La nuova Pac prevede fondi per 340 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 (di cui oltre 38 per l’Italia che sfiorano i 50 con la quota di co-finanziamento nazionale). L’accordo ora dovrà essere ratificato dai ministri dell’Agricoltura che si riuniranno all’inizio della prossima settimana e dal Parlamento europeo.

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Decisiva, per l’accordo, la sintesi tra i piani strategici nazionali e il Green Deal europeo: il Parlamento europeo chiedeva di destinare alle pratiche agricole sostenibili il 30% delle dotazioni nazionali per i pagamenti diretti, gli Stati membri il 20% e ci si è incontrati a metà strada, ma con i singoli Paesi che hanno ottenuto garanzie di ampia flessibilità contro l’eventualità di perdere fondi. Stabilita, però, anche la condizionalità sociale: gli aiuti della Pac saranno vincolati al rispetto delle norme fondamentali di tutela del lavoro nei campi. Le piccole aziende saranno aiutate col pagamento redistributivo, fissato al 10% dei pagamenti diretti e obbligatorio per tutti i Paesi.

 

Gli agricoltori sono generalmente soddisfatti del nuovo accordo, ma la Pac ha finito per scontentare le associazioni ambientaliste. “Come previsto, l’accordo svende le piccole aziende agricole, la natura e il clima. Una politica che continua a finanziare allevamenti intensivi non è una riforma verde, ma solo greenwashing“, il commento di Greenpeace. Il Wwf critica così il nuovo accordo: “Va contro ogni evidenza scientifica sul cambiamento climatico e sulla perdita di biodiversità. Alla fine danneggerà l’ambiente europeo e anche la maggior parte degli agricoltori. L’erosione del suolo (che costa 1,25 miliardi di euro all’anno) non verrà minimamente contrastata perché in questo modo i pesticidi non saranno dimezzati entro il 2030. Sulla biodiversità, il 10% di ogni fattoria doveva essere riconvertito in habitat naturale e invece l’accordo prevede appena il 3%. L’intero Green Deal è a rischio“.

Anche la politica, a livello europeo, è divisa sulla nuova Pac. Soddisfatti i popolari e i liberali, ma anche Paolo De Castro e Frans Timmermans. “Abbiamo raggiunto un accordo importante su una politica davvero comune, con l’accento posto sul pilastro sociale“, il commento del socialista e coordinatore Agricoltura. Il vicepresidente della Commissione europea ha invece dichiarato: “Un passo avanti verso una Pac più equa e verde, dedicheremo spazi alla biodiversità, premieremo gli agricoltori che andranno a favore del clima e della natura e daremo più fondi alle piccole aziende. Non è perfetta, ma resta un grande passo nella direzione giusta“.

 

Decisamente più critica Eleonora Evi, eurodeputata dei Verdi che da subito si era opposta al nuovo accordo: “Disastroso, uno schiaffo alle ambizioni ambientali e climatiche dell’Ue e un assegno, pressoché in bianco, alla lobby dell’agribusiness. Viene confermato lo status quo in cui grandi aziende agricole praticano un modello industriale insostenibile, ricevendo anche la maggior parte dei sussidi, mentre i piccoli agricoltori rimangono con le briciole. Spero che il Parlamento europeo possa allontanarsi dalla lobby dell’agricoltura industriale, ascoltando cittadini e associazioni che da mesi si oppongono a questa riforma scellerata“.

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