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Oscar Green 2019 di Coldiretti, +12% giovani nei campi

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Oscar Green. Abiti che durano tutta la vita grazie ad antiche lavorazioni, grappoli d’uva maturati in mare per accelerare il processo di fermentazione ed evitare l’uso di solfiti, olio spalmabile, prodotti alimentari creati con la Moringa, il superfood contadino o con il mais di vetro, una particolare pannocchia delle antiche tribù Cherokee.

Sono alcune delle 18 innovazioni finaliste degli Oscar Green di Coldiretti, scelte dopo una lunga selezione territoriale tra migliaia di imprenditori under 35.

Presente alla premiazione anche il Ministro per le Politiche Agricole, Teresa Bellanova.

“Quelli che pensano che l’appello a investire in agricoltura significhi il ritorno alla zappa si
devono ricredere – ha detto Bellanova – l’appello ai ragazzi a entrare in agricoltura, in modo particolare nel Mezzogiorno, significa lavoro qualificato, grandi specializzazioni, formazione di eccellenza e la capacità di produrre merci di altissima qualità, di trasformare merci che arrivano sulla tavola e che non solo sono buone per soddisfare il palato, ma sono utili per difendere la salute dei consumatori ai quali noi chiediamo di fare un’alleanza”.

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“Ai consumatori diciamo – ha aggiunto il Ministro – non vi fermate ad acquistare il primo prodotto che vedete scontato a prezzi inferiori ai costi di produzione, perché vi dovete chiedere chi sta pagando questo risparmio. Può essere un’impresa che a fine mese e’ destinata a chiudere o a non fare innovazione, che sfrutta i lavoratori o adopera sostanze chimiche che fanno male alla salute perché provengono da altri paesi. Dobbiamo dunque fare un grande patto con il consumatore, una grande alleanza per prodotti di qualità“.

La premiazione degli Oscar è stata anche occasione per presentare la prima indagine Coldiretti – Ixè sulla “Svolta Green delle nuove generazioni”.

Una fotografia del profondo cambiamento delle abitudini dei giovani italiani con un focus dedicato allo storico ritorno alla terra che non avveniva dalla rivoluzione industriale.

Nel nostro Paese ci sono oltre 56mila giovani under 35 alla guida di imprese agricole, un primato a livello comunitario con un aumento del +12% negli ultimi cinque anni.

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Oltre 548mila le aziende condotte da under 35 in tutti i comparti produttivi, dal commercio alla manifattura, dall’abbigliamento ai servizi con il settore agricolo che – evidenzia la Coldiretti – vanta più del 10% del giovani che fanno impresa e creano lavoro. Una presenza che ha di fatto rivoluzionato il lavoro della terra dove sette imprese under 35 su dieci operano in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agribenessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili.

La capacità di innovazione e di crescita multifunzionale – si legge nell’indagine – porta le aziende agricole dei giovani ad avere una superficie superiore di oltre il 54 per cento alla media, un fatturato più elevato del 75 per cento della media e il 50 per cento di occupati per azienda in più. La vera novità di questo fenomeno, però, sono gli under 35 arrivati da altri settori o da diverse esperienze familiari che hanno deciso di scommettere sulla campagna.

Tra questi cosiddetti agricoltori di prima generazione la maggior parte è laureata.

Anche le donne scelgono il lavoro nei campi: sempre secondo un’analisi Coldiretti/Ixè la componente femminile arriva a un terzo del totale.

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Spesso però, i giovani imprenditori che si apprestano a fare questo lavoro, devono combattere contro la burocrazia: 1 imprenditore su 2 vede respinti i propri progetti a causa di errori di programmazione delle amministrazioni regionali.

In questo modo, inoltre, rischia di perdere i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea.

Non in tutta Italia è uguale: l’andamento regionale, infatti, appare molto differenziato.

Per esempio se in Lombardia è stato bocciato solo il 13% delle domande, in Emilia Romagna il 16%, in Trentino il 22% e in Valle d’Aosta il 23%, i record negativi si registrano invece in Basilicata con il 78%, in Calabria con il 76%, in Puglia con il 75%.

“Siamo di fronte ad un vero spread per la competitività delle imprese italiane in Europa – sottolinea il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini – che va recuperato con la semplificazione e la sussidiarietà. Lo snellimento delle procedure con la semplificazione, il dialogo tra le amministrazioni e l’informatizzazione è insieme alla trasparenza dell’informazione ai consumatori il miglior investimento che può fare il Paese per sostenere la crescita”.

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