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Onu, giovani attivisti per il clima chiedono alla politica misure concrete

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Oltre alla più nota Greta Thunberg, sono diversi i giovani attivisti che chiedono ai loro governi di affrontare prioritariamente l’emergenza climatica. Si tratta di un movimento ormai divenuto globale che ha anche un posto al tavolo delle Nazioni Unite.

Dal momento che l’impatto del cambiamento climatico sull’ambiente si intensifica a vista d’occhio, sempre più giovani si uniscono al movimento globale che ha come obiettivo principale quello di affrontare seriamente e in modo risolutivo il problema del cambiamento climatico. Si tratta di attivisti provenienti da tutto il mondo che mirano a diffondere con la loro azione maggiori consapevolezze, motivando anche gli altri ragazzi ad unirsi per la causa. In particolare, 7 giovanissimi sono stati incaricati dall’ONU di rappresentare le generazioni emergenti nella Climate Change Strategy, fornendo idee e soluzioni utili ad incrementare la scala delle iniziative per il clima.

L’UNICEF ha collaborato con Fridays For Future, l’organizzazione fondata da Greta Thunberg, per chiedere a questi giovani ambientalisti come il cambiamento climatico li abbia colpiti e cosa stiano facendo per combatterlo. Alcuni di loro hanno voluto condividere le loro esperienze. Tra questi, Tahsin Uddin, 22 anni. È un attivista per il clima in Bangladesh, un paese in cui molte persone sono interessate all’argomento del cambiamento climatico. Tahsin promuove il ciclismo come veicolo ecologico attraverso la sua organizzazione giovanile e si dedica con altri adolescenti all’organizzazione di operazioni di pulizia. Esorta i giovani a prendere parte al movimento per il clima del loro paese, affermando che: “Anche se noi giovani non siamo responsabili del cambiamento climatico, questo avrà un impatto maggiore su di noi”.

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Russell Raymond, 17 anni, è un reporter della nazione caraibica della Dominica. Quando l’uragano Maria, nel settembre 2017, ha devastato il suo paese, la sua famiglia è stata costretta a cercare rifugio altrove. Da allora, ha usato la fotografia per raccontare gli impatti dell’uragano sull’isola che chiama casa. Nell’intervista per l’UNICEF afferma: “Forme alternative di energia come l’energia solare e il vento possono fermare il cambiamento climatico o almeno rallentarlo”.

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Durante la pandemia COVID-19, Mitzi Jonelle Tan, un’attivista di Manila, ha condotto una campagna per la giustizia climatica. Quando le Filippine sono state colpite da due uragani consecutivi nel 2020, la sua organizzazione è entrata in azione, dando da mangiare alle comunità affamate e chiedendo loro quali fossero i loro problemi maggiori da risolvere dopo il disastroso evento. La ragazza sottolinea come la questione climatica non sia solo un problema ambientale ma di vera e propria giustizia sociale.

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Speriamo che l’impegno e lo zelo con cui questi post-millennial combattono per la causa ambientale possa essere di monito alle generazioni anche più mature e soprattutto ai governi di ciascun Paese del mondo, perché prendano a cuore la questione del clima e si impegnino per agire concretamente ora.

Di Sara Fracassi

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