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OLIO DI PALMA, COME STANNO CAMBIANDO I CONSUMI IN ITALIA

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Olio di palma. A circa un anno dal parere scientifico dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sui cancerogeni in esso contenuti, il grasso tropicale tanto amato dall’industria alimentare torna a far parlare di sé. L’inserto economia Affari & Finanza del quotidiano la Repubblica affronta in prima pagina il tema dell’olio di palma con un articolo di Ettore Livini.

Le lobby dell’olio sono nuovamente scese in campo: da una parte i produttori di soia, dall’altro quelli di palma. Una battaglia particolarmente accesa in Italia, dove i consumatori sembrano ormai sempre più orientati verso scelte alimentari differenti. Oggi il 60,9% dei biscotti e il 79,5% dei cracker acquistati dagli scaffali dei supermercati è “palm-oil free”: quasi tutte le catene della grande distribuzione si sono adeguate eliminando l’ingrediente incriminato dalle ricette dei loro prodotti a marchio. Lo stesso hanno fatto molte aziende per non perdere quote di mercato. La Barilla già nel 2016 anticipò questo trend promuovendo i propri prodotti senza olio di palma attraverso una campagna di comunicazione che però non si rivelò del tutto vincente. Infatti, la stessa azienda mostrò come aveva riformulato ben 70 prodotti nella composizione chimica e nel metodo di lavorazione, togliendo da essi tonnellate di sale, grassi, grassi saturi e olio di palma. Se ancora avessimo dei dubbi, in questo modo l’azienda ha palesato in maniera dettagliata cosa ci siamo mangiati in tutti questi anni.

Ferma e coerente sulle sue pratiche aziendali resta la Ferrero, non modificando, almeno sotto questo aspetto, la ricetta della crema di nocciole più famosa al mondo. L’azienda ha infatti dichiarato che “la Nutella senza olio di palma non sarebbe più lei, si abbasserebbe la qualità. Il nostro olio di palma è prodotto ad una temperatura controllata, quindi non è nocivo per la salute”. Articolo a questo link: : https://www.teleambiente.it/nutella-cambia-ricetta/.  

Per altre categorie di prodotti come quella dei latti sostitutivi dell’infanzia, Altroconsumo ha analizzato 13 tra le marche di latte artificiale più conosciute ed utilizzate dagli zero ai sei mesi. I contaminanti pericolosi sono stati riscontrati in tutti i brand esaminati. Ecco i risultati completi delle analisi: Latte artificiale e olio di palma

Ma valutando che in generale il trend di prodotti palm oil-free è in forte crescita, lo scontro si è acceso anche su un’altra questione: cambiano i prezzi dei prodotti, alcuni sono più alti, ma da un punto di vista nutrizionale questo cambiamento sta portando risultati tangibili?

Nei prodotti da forno la sostituzione dell’olio di palma ha determinato una riduzione del 40% circa dei grassi saturi. Si tratta di un dato significativo che attesta il miglioramento del profilo nutrizionale di alimenti molto diffusi, consumati quotidianamente da bambini e adulti. Per capirne l’importanza, la sostituzione del 5% dell’energia della dieta proveniente da grassi saturi con acidi grassi poli o mono-insaturi è associata a una riduzione stimata del rischio di malattia e di mortalità rispettivamente del 15% e del 27%. Si tratta di un dato estrapolato da uno studio di ampie dimensioni condotto all’Università di Harvard. Ma in ogni caso questi dati dovrebbero essere oggetto di riflessioni da parte di enti di ricerca come il Crea Nut o l’Istituto superiore di sanità, a cui spetta il compito di valutare quanto è migliorato il profilo nutrizionale nella dieta degli italiani. Si tratta di istituzioni che al momento però ritengono il fenomeno non degno di attenzione.

La reputazione dell’olio di palma è aggravata ancora di più dal lavoro delle principali multinazionali dell’agroalimentare che per aumentarne le colture hanno contribuito alla deforestazione di un posto unico sul pianeta, quello dell’Ecosistema Leuser. Si tratta di 2 milioni di ettari di foresta pluviale in Indonesia, dove vivono specie animali uniche al mondo. Pepsico, Unilever, Nestlé, McDonald’s e molti altri comprano olio di palma da aziende che stanno devastando gli ultimi ettari di questa foresta pluviale patrimonio dell’umanità. A questo link il video: Ecosistema Leuser.

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