I governi dell’Uganda e della Tanzania hanno firmato una serie di accordi con la compagnia petrolifera francese Total e la China National offshore oil Corporation (Cnooc) per costruire un gigantesco oleodotto riscaldato che trasporterà il petrolio greggio dall’Uganda occidentale a Tanga, sulla costa tanzaniana dell’oceano Indiano per poi essere spedito nei mercati internazionali.

L’accordo, del valore di 3,5 miliardi di dollari (2,9 miliardi di euro), apre la strada alla costruzione del più lungo oleodotto di olii da riscaldamento al mondo, un progetto di 1.445 km.

Ma quali saranno le conseguenze ambientali di questa enorme infrastruttura?

L’Eacop, East African crude oil project pipeline, partendo dal parco nazionale delle cascate Murchison attraverserà diverse riserve naturali mettendo in serio pericolo diverse riserve naturali provocando forti rischi per la biodiversità e la sopravvivenza di numerose specie animali rare.

L’oleodotto attraverserà 230 fiumi e fiancheggerà bacini idrici importantissimi come il Lago Alberto e il Lago Vittoria, che potrebbero essere fortemente compromessi in caso di perdite dell’oleodotto.

Inoltre, per la sua realizzazione sarà necessario lo spostamento di almeno 12 mila famiglie di diverse comunità.

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Secondo le Ong, il progetto non farà altro che alimentare la distruzione del nostro Pianeta: la combustione del carburante trasportato produrrà un numero considerevole di emissioni.

Diverse le denunce:

  • l’Ong ‘Les amis de la terre’ ha incentrato la sua compagna contro la Total
  • l’Africa Institute for Energy governance (Afiego) ha espresso numerosi dubbi sul progetto, esortandone la sospensione

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A rassicurare è sia la direzione del progetto che ha spiegato come tutte le comunità interessate verranno indennizzate prima dell’inizio della costruzione, sia la Total che ha spiegato di aver realizzato approfonditi studi di fattibilità per individuare il percorso meno impattante ecologicamente e socialmente.

Rassicurazioni non sufficienti per i 38 movimenti della società civile ugandese e tanzaniani che hanno scritto una lettera di protesta ai due governi subito dopo la firma.

Ma non è tutto, qualche settimana prima, 260  organizzazioni africane e internazionali hanno inviato una lettera aperta a 25 banche commerciali esortandole a non finanziare la costruzione dell’oleodotto tentando di tagliarne i fondi.

Lettera che ha ottenuto qualche risultato positivo: Barclays, Credit Suisse e la sudafricana Standard Bank si sono tirate indietro.

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