Territorio

Ogm si o no? L’Italia è davvero un Paese Ogm free?

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Ogm. Le parole di apertura che la Ministra delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, ha rivolto agli Ogm ed al Trattato di Libero Scambio tra Europa e Canada, hanno immediatamente scatenato la reazione di tutte quelle associazioni che da tempo si battono per difendere la nostra agricoltura dagli organismi geneticamente modificati e dai trattati internazionali che mettono in pericolo la nostra sicurezza alimentare.

 

“Dobbiamo lavorare perché si arrivi alla ratifica del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Ue e
Canada, con l’obiettivo di dare competitività al Sistema Italia – aveva detto la Bellanova – fin ora si è parlato molto di porti chiusi alle disperazioni ma non si è parlato molto di porti chiusi alla contraffazione che è una parte fondamentale della concorrenza sleale al Made in Italy. Inoltre anche sugli Ogm voglio aprire un confronto anche con la parte industriale. Parliamone”.

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In Europa la coltivazione degli Ogm è limitata a poche sementi tra cui il mais MON810.

Spagna e Portogallo, 2 paesi sui 28 che fanno parte della Ue, sono rimasti a coltivarli.

La superficie seminata con organismi geneticamente modificati registra infatti un’ulteriore calo dell’8%.

Discorso diverso invece su quanta soia e mais geneticamente modificata importata dall’estero (Brasile incluso) finisce nei mangimi zootecnici.

Tuttavia, applicando il principio di precauzione l’Europa da anni ha scelto una posizione Ogm-free.

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Chi è a favore degli Ogm?

Delle tre confederazioni degli agricoltori italiani, la Coldiretti è stata sempre contraria agli Organismi geneticamente modificati, mentre Cia e Confagricoltura condividono il Manifesto per l’innovazione.

Agrofarma, associa le filiali italiani delle multinazioni del biotech: da Monsanto agricoltura Italia a Bayer, da Basf passando per Sygenta e molti altri (qui l’elenco completo).

Assobiotec, è l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che tra i tanti associati vanta i big del farmaceutico come Novartis, AstraZeneca, Sanofi e via elencando.

Folta la schiera nel settore zootecnico: da Assalzoo (l’Associazione di riferimento dell’industria mangimistica italiana) ad Assica (gli industriali della carne e dei salumi che rappresenta tra gli altri Aia, Levoni, Beretta e Vismara) a UnaItalia (settore del pollame e delle uova alla quale sono associati Aia, AmadoriFileni e Vallespluga).

Tra i firmatari del Manifesto per “le nuove tecnologie agricole” c’è anche Assitol, l’Associazione dell’industria olearia italiana, ovvero alcuni dei grandi marchi dell’olio come CarapelliColavita o i cinesi di Solov (Sagra).

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