La qualità dell’aria della capitale indiana ha raggiunto livelli mai visti prima. Per questo le autorità hanno chiuso scuole e uffici e pensano a un lockdown duro nell’attesa che l’aria si purifichi.

A Nuova Delhi, in India, milioni di lavoratori dovranno lavorare da casa e non per colpa del Covid-19. A spingere la Corte Suprema indiana a chiedere alle autorità locali la chiusura degli uffici pubblici  e il passaggio in home working  per milioni di lavoratori è lo smog.

La decisione è stata presa oggi, dopo che l’indice di qualità dell’aria della città ieri è risultato essere “molto scadente”. Il dato, raccolto dalla SAFAR, la principale agenzia di monitoraggio ambientale dell’India, è assai preoccupante per la salute dei circa 22 milioni di abitanti della capitale indiana.

 


In alcune aree della città i livelli di polveri sottili hanno superato di circa sei volte il limite di pericolosità. Per questo, dopo la decisione di chiudere le scuole per una settimana e i cantieri per 4 giorni, lasciando a casa milioni di studenti e lavoratori, la decisione è stata rafforzata optando per la chiusura degli uffici pubblici e la richiesta alle aziende private di optare il più possibile per il lavoro da remoto.

La situazione a Nuova Delhi – che secondo un’agenzia svizzera è la capitale più inquinata del mondo – è davvero preoccupante. L’indice di qualità dell’aria dentro la città e nelle immediate vicinanze è arrivato a 470, toccando in alcuni punti 499 su una scala di 500.

In altre parole, secondo i dati del comitato federale per il controllo dell’inquinamento, sabato scorso l’aria di New Delhi era talmente inquinata da avere delle conseguenze gravi sulle persone sane e gravissime su quelle malate.

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Colpa dell’utilizzo del carbone, ma l’India continuerà a usarlo

Sebbene in queste ore le autorità di New Delhi e il governo centrale indiano stiano cercando delle soluzioni al problema, quello dell’inquinamento atmosferico della capitale è un grattacapo per le autorità da anni.

Il motivo è l’utilizzo intensivo delle centrali a carbone, combustibile altamente inquinante a cui l’India è fortemente legata per la produzione della maggior parte dell’elettricità del Paese.

Quel carbone che è stato al centro del dibattito per settimane alla Cop26 e che ha portato il gigante indiano a chiedere (e ottenere) in extremis la modifica dell’accordo finale così da permettere al Paese di continuare a utilizzare il carbone per i prossimi anni.

Il ministro dell’Ambiente indiano Bhupender Yadav si era opposto a una disposizione sull’eliminazione del carbone, affermando che i Paesi in via di sviluppo hanno “il diritto all’uso responsabile dei combustibili fossili”.

 


Ma se il carbone è la causa principale dell’inquinamento atmosferico in India, la crisi di questi giorni è causata dalla combustione dei residui agricoli che avviene negli stati limitrofi alla città. Questi fumi arrivano fino in città aggravando la già precaria qualità dell’aria.

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Arvind Kejriwal, il leader del governo locale di New Delhi, ha fatto sapere che le autorità stanno prendendo in considerazione tutte le ipotesi, compreso un lockdown totale della città. “Il confinamento per inquinamento non è mai stato imposto prima – ha dichiarato Kejriwal -. Per questo sarà l’extrema ratio”. 

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