Attualità

EMA, AMSTERDAM BEFFA MILANO. VOLTAFACCIA DI GERMANIA E SPAGNA

Condividi

Europa. L’EMA come i Mondiali. In una settimana l’Italia viene eliminata per due volte. E tra la perdita della sede Ema che va ad Amsterdam e la qualificazione mondiale che va alla Svezia è davvero dura da scegliere e da digerire.

Un vero smacco per l’immagine e per l’idea Paese che vorremmo.

Fatto sta che Milano ha perso la sede Ema. A deciderlo un colpo di fortuna che ai sorteggi finali ha premiato la capitale olandese. Ma a quei sorteggi ci ha portato il voltafaccia di Germania e  Spagna, in un classico di fratelli-coltelli.

Il Consiglio Ue Affari generali a Bruxelles ha votato nel pomeriggio il luogo in cui avranno nuova sede Ema, Agenzia Europea del farmaco, ed Eba, l’Authority bancaria, che dovranno abbandonare Londra dopo la Brexit. Votazione che con un testa o croce ha dato sede definitiva ad Amsterdam per l’Ema e a Parigi per l’Eba, che ha vinto al sorteggio su Dublino.

Milano era tra le candidate più gettonate per la sede dell’Ema, con sostegno bipartisan di tutte le istituzioni italiane e il successo in Europa dopo Expo. A competere con il capoluogo lombardo, altre 18 possibili sedi. Dublino si è ritirata a poco tempo dalle votazioni, insieme a Malta e Zagabria, in alleanza storica con l’Italia, il che avrebbe potuto dare un vantaggio in più a Milano.

Gli esiti definitivi hanno scatenato subito il web, facendo partire l’ironia amara sui social network su un ennesima sconfitta dell’Italia. Una “beffa“, come l’ha definita il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, “una candidatura solida, sconfitta solo da un sorteggio“. Punto di vista che accomuna anche il governatore Roberto Maroni e il sindaco di Milano Beppe Sala. “La partita per Ema finisce qua – ha dichiarato Maroni – ma non finisce il ruolo che Milano e la Lombardia vogliono avere nelle scienze della vita. Smaltiamo questa delusione.”. “Sicuramente c’è tanta delusione, però il risultato raggiunto è importante, – ha commenato Sala – siamo stati l’unica città non capitale ad arrivare alla votazione finale”.

Nata nel 1995, l’Ema gestisce il mercato unico dei farmaci in Europa e ne garantisce sicurezza, efficacia e qualità, valutando le autorizzazioni per l’immissione dei farmaci sul mercato.

Gli stati membri hanno concordato i criteri in base ai quali sarà scelta la nuova sede. La città vincitrice dovrà assicurare operatività al momento dell’uscita definitiva del Regno Unito dall’Europa, il 29 marzo del 2019. Ancora, dovrà essere ben accessibile, con collegamento aerei e ferroviari, ed essere dotata di tutti i servizi per il personale, tra cui scuole e alloggi, accesso al mercato del lavoro e all’assistenza sanitaria. Tutti criteri che Milano soddisfava a pieno.

L’Italia partecipa alla votazione con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei Sandro Gozi. Una sconfitta che sa di beffa, arrivata mentre ancora echeggia nell’aria l’uscita dell’Italia dai Mondiali di Russia. Un confronto calcistico fatto dallo stesso Gozzi secondo cui “perdere con l’estrazione a sorte lascia l’amaro in bocca. E’ come perdere una finale ai rigori: anzi, di più, come perdere una finale con la monetina”.

E proprio Gozzi ha voluto ringraziare i sostenitori italiani e al tempo stesso rivelare i “traditori”. A voltare faccia all’Italia sarebbero state Germania e Spagna. Berlino ha inizialmente votato Bratislava e cercato di accaparrarsi i voti che portassero a Francoforte la nuova sede Eba. Calcoli sbagliati, data la vittoria di Parigi, che hanno messo fuori gara Bratislava e portato la Germania a votare per la più vicina Amsterdam.

La procedura prevedeva voto anonimo e segreto su schede cartacee, con trasmissione periodica alle capitali europee dei dati aggiornati. I rappresentanti di ogni Paese hanno distribuito sei punti, 3 per la sede considerata di prima scelta, 2 per la seconda scelta e 1 per la terza. La votazione è proseguita fino al terzo turno, con un punto da assegnare per ogni rappresentante ed è terminata con il sorteggio a pari punti per l’assegnazione di entrambe le sedi.  

Al 2016 il “pacchetto Ema” si componeva di 897 dipendenti, con 36 rappresentanti indipendenti dai 28 Paesi membri, insieme a due dalla Commissione, due dall’Europarlamento, due dalle associazioni dei pazienti, uno dei medici e uno dei veterinari. Fanno parte dell’Ema anche sette comitati scientifici e gruppi di lavoro con esperti da tutta Europa.

Il budget per il 2017 dell’Agenzia è di 322,1 milioni di euro, di cui 285,1 milioni di contributi delle società farmaceutiche e 16,5 milioni di contributo Ue per la salute pubblica.

Ma qual è la posta in gioco che ha messo Milano in trepida attesa?

L’indotto dell’industria farmaceutica è stimato tra 1,7 e 1,8 miliardi. L’Efpia, Federazione europea delle aziende e delle associazioni industriali farmaceutiche,  ha valutato per il 2016 una produzione europea di 250 miliardi, in crescita di anno in anno, con un raddoppiamento delle esportazioni e degli investimenti nel settore. In più, molte aziende farmaceutiche hanno trasferito la loro sede a Londra, in prossimità dell’Agenzia, effetto che potrebbe ripetersi per la nuova sede. Ancora, al 2015 i meeting organizzati dall’Ema sono stati ben 564 e hanno visto la partecipazione di 36 mila persone. Benefici che avrebbero un forte impatto sul settore turistico milanese, con indotti per hotel e ristoranti stimabili a decine di milioni l’anno.

Da un punto di vista politico, ospitare la sede Ema aumenta il valore del Paese ospitante nei tavoli decisionali di Bruxelles.

Insomma, i risultati non hanno favorito il Pirellone milanese. Una sconfitta che non vede solo sfumare via tutti benefici economici, ma fa vacillare l’immagine della città lombarda, consacrata da tempo “patria della scienza”. 

(Visited 718 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago