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Nucleare, la ministra tedesca dell’Ambiente Schulze: “Costoso e pericoloso, non è energia pulita”

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Nucleare, la ministra tedesca dell’Ambiente si dice assolutamente contraria. “Costoso e pericoloso, non è energia pulita”, spiega Svenja Schulze.

Svenja Schulze, ministra tedesca dell’Ambiente, parla delle politiche ambientali in Germania e ribadisce il no al nucleare. In un’intervista a La Stampa, ripresa anche dall’Ansa, la 52enne ministra ha spiegato: “La Germania appartiene alla cerchia dei Paesi Ue contrari al nucleare. Abbiamo deciso di uscire dall’energia atomica e la maggioranza dei tedeschi ci sostiene. Si tratta di una forma di energia estremamente costosa e rischiosa“. Svenja Schulze fornisce anche dei dati a supporto della sua tesi: “Lo smantellamento di una centrale nucleare costa circa un miliardo di euro, per lo stoccaggio intermedio delle scorie ne servono 24. Ora dobbiamo trovare un deposito definitivo sicuro, è un processo lungo e costoso. Confrontatelo con l’energia solare o eolica e capirete che il nucleare non è più competitivo“.

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La ministra tedesca parla anche dei vicini francesi, che vorrebbero classificare l’energia nucleare come pulita e verde. “Noi abbiamo una posizione diversa, un’energia che carica sulle spalle delle nuove generazioni rischi e costi altissimi non può essere considerata sostenibile” – spiega ancora Svenja Schulze – “Sul tema della sostenibilità, l’Unione europea dovrebbe escludere il nucleare ma il dibattito è ancora in pieno svolgimento. Le istituzioni finanziarie invece sono più chiare: per Commerzbank e Union Invest gli investimenti nel nucleare non sono sostenibili a causa dei loro rischi e degli enormi costi di gestione“.

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Svenja Schulze si allinea anche alla richiesta di diversi scienziati sull’introduzione di una carbon tax: “Sono ancora troppo pochi i Paesi fuori dall’Ue con un sistema di scambio di emissioni, che noi europei abbiamo introdotto nel 2005. Per questo, in Europa, stiamo discutendo di una carbon border tax che potrebbe scattare quando determinati prodotti vengono importati nell’Ue“.

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