Nucleare, numeri record per le centrali “a porte aperte” di Sogin

Nucleare. Numeri record per il terzo Open Gate di Sogin nelle Centrali nucleari che hanno riaperto i loro cancelli per raccontare ai cittadini qual era la loro attività prima che il referendum del 1987 abrogasse l’uso del nucleare in Italia.

L’evento coinvolge quattro centrali e ha accolto in totale 2.896 visitatori: 920 a Trino (Vercelli), 800 a Caorso (Piacenza), 756 a Latina e 420 a Garigliano (Caserta), con 5000 persone che hanno chiesto di aderire.

 

La centrale nucleare di Latina è stata la prima ad essere realizzata nel nostro paese, nel 1958, dopo appena 5 anni, nel 1963, ha iniziato a produrre energia fino al giorno del definitivo arresto (il 26 novembre 1986).

Lo stabilimento di Borgo Sabotino è stato il più grande, per potenza, in Europa, arrivando a produrre in tutta la sua vita 26 miliardi di kWh di energia.

Nel tour, i tecnici di Sogin (responsabile del decommissioning) hanno fatto ripercorrere i luoghi che oggi rappresentano un pezzo di storia industriale italiana, come le sale controllo dalle quali si
governava l’esercizio del reattore, raccontando il lavoro che svolgono ogni giorno per smantellare gli impianti e gestire i rifiuti radioattivi, con l’obiettivo di arrivare a chiudere il ciclo nucleare
italiano.

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A fine 2017 il volume dei rifiuti radioattivi presenti nelle centrali ammonta a 1.012 metri cubi per quella di Trino, 2.446 metri cubi per quella di Caorso, 1.739 metri cubi per quella di Latina e 2.897 metri cubi per quella del Garigliano.

Per rifiuti radioattivi si intende anche il materiale della centrale (come parti di ricambio o filtri) o dispositivi di protezione personale (come maschere, guanti o sovrascarpe).

Il combustibile nucleare (meglio noto come barre d’uranio) è invece da tempo all’estero.

In attesa di rientrare in Italia una volta che sarà individuato il Deposito Nazionale delle scorie nucleari.

E’ Luca Desiata, Amministratore Delegato di Sogin, a spiegare a margine del tour come l’azienda stessa abbia concluso la realizzazione della Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee ad ospitarlo (la Cnapi) e che ora è “in attesa del nulla osta per la pubblicazione” da parte del Governo.

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“Su richiesta del Ministero dello Sviluppo economico e dell’Isin (l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione) – ha spiegato – sono state ridefinite le aree candidate “in un’ottica più rassicurante“, togliendo “quelle in zona sismica 2, più a rischio di forti terremoti”.

Desiata ha comunque spiegato che questi impianti sono “sicuri, resistenti a terremoti e a tornado” e ha precisato come sia importante realizzarlo “non solo per lo smantellamento delle centrali, ma anche per i rifiuti medicali o industriali”.

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