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Nucleare, processo ai dirigenti di Fukushima: tutti assolti

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Un tribunale giapponese ha assolto gli unici tre indagati per disastro colpo per l’esplosione di Fukushima dell’ 11 marzo 2011, di fatto gli unici che al momento erano sotto accusa.

La corte riunitasi ieri nel tribunale giapponese di Tokyo ha assolto tre ex dirigenti della compagnia che gestiva la centrale nucleare di Fukushima, devastata da uno tsunami che ne ha causato la fuoriuscita di materiale nuclare nel 2011. I tre erano accusati di disastro colposo.

Un terremoto di magnitudo 9.0 al largo delle coste nordest del Giappone causèò un gigantesco tsunami che sovrastò la centrale nucleare di Fukushima, gestita ai tempi dalla Tokyo Electric Power (TEPCO).

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Onde alte 14 metri causarono la fusione del nocciolo e le esplosioni che sparsero radiazioni nell’atmosfera e costrinsero ad evacuazioni di massa, diventando il più grave disastro nucleare della storia dopo Chernobyl.

Il disastro sconvolse il Giappone, che spense quasi tutte le centrali nucleari del paese, che per decenni sono state la fonte di energia per la terza più forte economia del mondo.

Gli avvocati che hanno seguito il caso avevano chiesto una condanna a 5 anni per l’ex presidente della TEPCO Tsunehisa Katsumata e anche per gli ex  vice presidenti Sakae Muto e Ichiro Takekuro, tutte e tre accusati di negligenza professionale causante morti e danni alle cose.

La Corte Distrettuale di Tokyo ha assolto i tre, secondo quanto riporta la tv nazionale NHK. Il procedimento al momento non è concluso e i dettagli sulla decisione non sono al momento disponibili.

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Greenpeace ha criticato duramente la decisione, dicendo in una dichiarazione ufficiale che il sistema legale giapponese ha “ancora una volta fallito nel proteggere i diritti” delle vittime del disastro.

L’ esperto di nucleare di Greenpeace Shaun Burnie ha detto a Al Jazeera che tutto il caso è stato “altamente politico” e quindi la decisione non li ha colti di sorpresa

Siamo chiaramente contrariati, è una forte delusione, ma il popolo giapponese ha capito che devono continuare a combattere per spegnere le centrali nucleari in Giappone, per evitare che succedano altri incidenti come Fukushima.

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Una portavoce della Corte Distrettuale di Tokyo ha confermato che tutti e tre gli ex dirigenti sono stati assolti, ma non ha voluto aggiungere altri dettagli.

La TEPCO si è rifiutata di commentare l’esito del processo, ma ha continuato a mostrare rimorso per il disastro.

Vogliamo ancora una volta esprimere le nostre scuse per tutti i danni e la preoccupazione che l’ incidente alla centrale nucleare di Fukushima ha causato, agli abitanti della Prefettura di Fukushima e a tutto il paese” ha dichiarato la compagnia.

I procuratori dell’Accusa avevano richiesto che i tre fossero considerati responsabili per la morte di 44 persone, compresi i pazienti di un ospedale vicino alla centrale, molti dei quali non sono riusciti a sopravvivere durante l’evacuazione delle zone adiacenti alla centrale.

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L’argomento di accusa principale ai tre è che non hanno adottato misure per proteggere la centrale,costruita sulla costa, da terremoti e eventuali tsunami, eventi che non non sono così rari in Giappone.

I procuratori hanno contestato che i tre erano ben consapevoli dei pericoli, citando dati della TEPCO in cui viene evidenziata la possibilità di eventi di larga scala come tsunami e maremoti. La difesa ha rifiutato l’accusa, dicendo che gli ex funzionari non potrebbero aver previsto eventi di questa vastità, e quindi non sono accusabili.

Il problema più grave è che nessuno si è presa la responsabilità“, racconta Aileen Mioko Smith, direttore esecutivo del gruppo ambientalista Green Action, con sede a Kyoto.

La Smith collega questo processo alla situazione della crisi finanziaria del 2008, quando le azioni irresponsabili di banche e altre istituzioni finanziarie hanno causato enormi danni al’economia, ma che alla fine nessuno è stato ne perseguito ne condannato.

La situazione ha molte più somiglianze di quello che si può immaginare, alla fine tante scuse ma nessuna responsabilità“, dice la Smith.

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