Politica

Nucleare. Papa Francesco a Hiroshima: “Mai più il boato delle armi”

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Nucleare. “Nunca mas!”, mai più.

“Mai più la guerra, mai più il boato delle armi, mai più tanta sofferenza! Venga la pace nei nostri giorni, in questo nostro mondo”.

Con queste parole, Papa Francesco lancia da Hiroshima, il luogo dove il 6 agosto del 1945 venne sganciata la bomba atomica, il suo monito diretto alle grandi potenze che stanno abbandonando il multilateralismo e che cercano di sfilarsi dai Trattati, come quello sul divieto delle armi nucleari.

“Con convinzione desidero ribadire che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine – ha sottolineato Bergoglio riferendosi allo storico appello lanciato in Vaticano nel 2017 – l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale. Così come il possesso delle armi atomiche”.

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Saremo giudicati per questo“, avverte poi.

La condanna nei confronti delle nazioni che si dotano di armi atomiche è totale, quasi un anatema.

Yoshiko Kajimoto, la sopravvissuta ha descritto cosa ha visto con i suoi occhi.

Una luce blu. poi un inferno che non si può immaginare”.

In Giappone i vescovi hanno da poco iniziato una campagna per impedire che il governo possa cancellare l’articolo 9 della Costituzione.

Il nuovo Imperatore mantiene la linea pacifista del padre Akihito, ma il premier Shinzo Abe punta a una revisione costituzionale per dotarsi di un esercito di “autodifesa”.

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La giornata del pontefice è iniziata a Nagasaki, con un lungo momento di silenzio sotto il monumento dedicato alle vittime.

Nagasaki è un luogo che “ci rende più consapevoli del dolore e dell’orrore che come esseri umani siamo in grado di infliggerci”, aveva detto il Papa nella cittadina giapponese che subì, dopo solo tre giorni, il destino di Hiroshima.

Un orrore, che il Santo Padre definisce “indicibile”.

Immancabile la foto simbolo della tragedia: un bambino con il fratellino morto sulle spalle che aspetta il suo turno al forno crematorio.

Fotografia che lo stesso Papa ha “adottato” da diversi anni e che definisce “Il frutto della guerra“.

“Faccio memoria qui di tutte le vittime e mi inchino davanti alla forza e alla dignità di coloro che, essendo sopravvissuti a quei primi momenti, hanno sopportato nei propri corpi per molti anni le sofferenze più acute e, nelle loro menti, i germi della morte che hanno continuato a consumare la loro energia vitale. Ho sentito il dovere – usa questa parola il Papa – di venire in questo luogo come pellegrino di pace”.

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Una pace che adesso è l’obiettivo principale dei memoriali realizzati nelle due cittadine.

Si tengono conferenze, si raccolgono firme per stringere le potenze mondiali a decisioni a favore dell’umanità.

Ma c’è anche il segno della speranza e di un futuro possibile.

In Giappone lo simbolizzano materialmente negli origami, quei lavori di carta colorata dove concretamente la pazienza porta alla costruzione di una cosa bella.

A Nagasaki le pareti sono tappezzate di queste piccole opere d’arte, molte realizzate da bambini con la parola pace declinata in tutte le lingue del mondo.

 

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