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Nucleare, on line il nuovo inventario nazionale dei rifiuti radioattivi

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Nucleare. On line sul sito web dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radio protezione (https://www.isinucleare.it) il nuovo “Inventario nazionale dei rifiuti radioattivi”, aggiornato al 31 dicembre 2018.

Il documento contiene informazioni relative a volumi, masse, stato fisico, attività specifica, contenuto di radioattività e condizioni di stoccaggio dei rifiuti, compresi il combustibile esaurito e le sorgenti dismesse.

Oltre a rappresentare uno strumento a supporto delle attività istruttorie e di vigilanza, l’Inventario permette all’ISIN di assolvere al compito, ad esso attribuito dalla legislazione vigente, di predisporre una proposta di misure compensative destinate alle comunità locali dei siti che ospitano installazioni correlate al ciclo del combustibile nucleare.

Per quel che concerne il materiale ad alta attività, va premesso che il 99% del combustibile irraggiato delle quattro centrali nucleari nazionali dismesse non si trova più in Italia: è stato inviato in Francia e in Gran Bretagna, dove è stato sottoposto a riprocessamento.

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I rifiuti radioattivi generati faranno rientro in Italia.

La gran parte dei rifiuti radioattivi presenti in Italia sono, infatti, ad attività molto bassa (13.320.28 m3) e a bassa attività (12.810,57 m3), seguiti da rifiuti a media attività (3.118,76 m3).

Nel Rapporto, un’intera sezione è dedicata a materiali e rifiuti radioattivi derivanti da attività di bonifica e stoccati in depositi locali.

Si tratta di contaminazioni derivanti da eventi incidentali di fusione di sorgenti radioattive verificatesi presso installazioni industriali.

Il report ISIN ne riporta l’elenco aggiornato a seguito delle ricognizioni effettuate in collaborazione con il SNPA – Sistema Nazionale Protezione Ambientale e con le prefetture interessate, con l’indicazione della tipologia di rifiuto prodotto, l’isotopo rilevato, la stima dell’attività, della massa e del volume.

Nel corso del 2018, sono stati prodotti nuovi rifiuti radioattivi, in particolare a seguito di attività di bonifica (ad es. Centrale del Garigliano e Impianto Itrec) e/o di smantellamento (ad es. Impianti Plutonio e Eurex, CCR Ispra, Centrale del Garigliano) ed effettuate operazioni di trattamento di quelli esistenti tramite supercompattazione, con conseguente riduzione dei volumi.

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Aumentano fisiologicamente, ma comunque in maniera limitata, i rifiuti radioattivi in:

  •  Piemonte (da 5101 m3 nel 2017 a 5506 m3 nel 2018),
  •  Lombardia (da 5875 m3 a 6060),
  •  Lazio (da 9241 m3 a 9311),
  •  Campania (da 2913 ma 2965)
  •  Basilicata (da 3150 ma 3215)

In calo, al contrario, quelli presenti in Emilia Romagna (da 3211 ma 3000) e in Puglia (da 1007 ma 849): nel primo caso, in conseguenza dell’invio, per il loro trattamento, dei rifiuti radioattivi della Centrale di Caorso in Slovacchia, da dove poi faranno ritorno; nel secondo caso, a seguito delle attività di bonifica del deposito dell’ex CEMERAD.

Nel 2019 sono stati individuati altri siti industriali con presenza di radionuclidi artificiali (due in Lombardia e uno in Toscana).

 

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