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Nucleare, il Giappone lancia nuove indagini sul disastro di Fukushima

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Il governo giapponese ha deciso di lanciare nuove indagini sul disastro di Fukushima, dopo i dubbi nati dall’ultima discussione su dove stoccare l’acqua radioattiva del reattore ancora in funzione.

L’agenzia nucleare giapponese ha dichiarato nei giorni scorsi che lancerà una nuova indagine ufficiale sul disastro di Fukushima.

Le indagini si focalizzeranno sul modo in cui il materiale radioattivo è fuoriuscito dal reattore e dai rivestimenti protettivi.

Tre reattori della centrale atomica gestita dalla Tokyo Electric Power (Tecpo) si sono fusi dopo il terremoto e il successivo tsunami avvenuto 8 anni fa,l’11 marzo 2011, che costrinsero 160mila persone ad abbandonare le loro case, molti purtroppo senza via di scampo

Le autorità hanno dichiarato alla stampa che hanno in agenda una serie di indagini sul reattore, grazie al fatto che il livello di radiazioni si è abbassato abbastanza per poter permettere un’ispezione ravvicinata.

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La Autorità per la Regolamentazione Nucleare(NRA) ha rilasciato una documento spiegando che studierà le fuoriuscite del reattore e del sistema di raffreddamento.

La Tepco ha confermato la sua totale disponibilità. “Se ci verrà richiesto, coopereremo proattivamente alle indagini, fornendo tutta la documentazione necessaria“, ha dichiarato un portavoce dell’azienda.

L’esplosione del marzio 2011 nella centrale di Fukushima, a nord di Tokyo, è stato il peggior disastro nucleare dai tempi di Chernobyl del 1986.

 

Una commissione appuntata dal parlamento giapponese ha concluso le indagini nel 2012, dichiarando che Fukushima “è stato un errore umano – che si sarebbe potuto prevedere ed evitare, e le sue conseguenze sarebbero state molto meno gravi con un intervento umano adeguato.

Nel 2016 il governo ha stimato che il costo totale per lo smantellamento, la decontaminazione delle aree colpite e i vari risarcimenti ammontano a 21,5 trilioni di yen, 199 miliardi di dollari, circa un quinto del budget annuale giapponese.

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Il Ministro dell’Ambiente Giapponese Yoshiaki Harada ha dichiarato nei giorni scorso che la Tepco sta pensando di scaricare l’acqua contaminata nell’Oceano Pacifico, avendo finito lo spazio disponibile per stoccarla nelle cisterne.

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