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Nucleare, allarme scorie. Avvistate crepe su un deposito nel Pacifico

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Nucleare. Allarme scorie radioattive. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha sollevato preoccupazioni riguardo una cupola di cemento armato costruita decenni fa che potrebbe contenere scorie nucleari e da cui potrebbe quindi filtrare materiale radioattivo nel Pacifico.

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La struttura si trova sull’atollo Enewetak, nelle isole Marshall. Si tratta di una “specie di sarcofago” – ha detto Guterres – “un’eredità dei test nucleari nel Pacifico, durante la guerra fredda”. Tra il 1945 ed il 1992, come conseguenza della folle corsa agli armamenti, gli Stati Uniti d’America condusse test nucleari che produssero oltre mille esplosioni in atmosfera, nelle profondità marine e in orbita. La maggior parte delle detonazioni ebbe luogo presso il Nevada Test Site (NNSS/NTS), ma tante altre vennero condotte presso i Pacific Proving Grounds, situati nelle Isole Marshall e al largo delle isole Kiribati, nell’oceano Pacifico ed in tre altri siti nell’oceano Atlantico.

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Molti isolani delle Marshall furono costretti all’evacuazione. Migliaia sono stati esposti al fallout radioattivo. Basti pensare che solo tra il 1946 ed il 1958, quando gli atolli di Bikini e Enewetak erano sotto amministrazione diretta Usa, furono portati a termine circa 67 test nucleari. Tra questi, anche quello del 1954 con la bomba all’idrogeno “Bravo”, la più potente mai testata dagli Usa, mille volte più potente dell’atomica che distrusse Hiroshima.

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Stando alle dichiarazioni di Guterres ed a quanto pubblicato sulle pagine di Fox News, sembrerebbe che almeno uno dei sarcofaghi contenitivi, realizzati per contenere per l’appunto le scorie radioattive, si stia sgretolando, con un elevato rischio vengano rilasciate parte delle scorie. Se la cupola dovesse crollare, e quindi dovesse venir rilasciato il contenuto, si avrebbero effetti devastanti per gli ecosistemi già pesantemente compromessi. “Sulla cupola – ha spiegato Guterres, sono apparse delle inquietanti e profonde crepe. Per distruggere la costruzione basterebbe ormai un forte ciclone tropicale”.

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