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Nucleare, il no ha fatto risparmiare all’Italia 80 miliardi

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Negli ultimi 20 anni, i costi per realizzare gli impianti sono aumentati così tanto da far fallire le aziende proprietarie delle tecnologie. Ma guai a parlare delle rinnovabili…

Nonostante i referendum del 1987 e del 2011, in cui gli italiani hanno detto no al nucleare, si torna a parlare anche da noi di energia atomica. La linea del governo è molto favorevole e pochi giorni fa c’è stato un accordo tra Ansaldo Energia, Ansaldo Nucleare, Edison e l’azienda energetica francese Edf sui piccoli reattori modulari. In barba a quanto stabilito nel 2011: gli italiani, con una maggioranza schiacciante, avevano deciso di bloccare il programma nucleare lanciato dall’allora governo Berlusconi, che nel 2008 aveva firmato un memorandum con la Francia per costruire in Italia quattro reattori Epr di generazione III+.

Nucleare, i fallimenti in Francia e Finlandia

Eppure, l’unico reattore Epr di quel tipo, in terra francese, non è ancora stato costruito, dopo l’inizio dei lavori nel lontano 2007. La Corte dei conti transalpina ha stimato che i costi dell’impianto di Flamanville sono saliti da 3,2 miliardi di euro del 2007 agli oltre 19 del 2020 (compresi oneri finanziari). Non è andata meglio in Finlandia, dove un reattore è stato ultimato: a causa dei rincari, i costi sono stati talmente elevati da far fallire Areva, l’azienda francese proprietaria della tecnologia. Il reattore, anche se costruito, non è ancora entrato in attività commerciale. Tutti dati illustrati da Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, sull’Huffington Post.

Nucleare, il problema sicurezza nel mondo

Altro che nucleare pulito e sicuro. Le criticità nelle centrali di tutto il mondo si susseguono con un ritmo preoccupante. Basti pensare che in Francia c’è un vero e proprio allarme cedimenti in varie centrali nucleari sparse per il Paese, mentre in Cina, dopo l’incidente del 2021 a un EPR appena costruito, l’impianto è rimasto fermo per un anno, a causa di problemi di progettazione, come le anomalie nella distribuzione della potenzia nel nocciolo.
Il tutto, mentre la centrale nucleare di Zaporizhzhia, in Ucraina, la più grande d’Europa, è un bersaglio al centro della guerra. Finora, nonostante gli attacchi di vario genere, il disastro nucleare è stato scongiurato. Ma Raphael Grossi, direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), non usa mezzi termini: “Un giorno la fortuna finirà“.

Nucleare, il no ha fatto risparmiare 80 miliardi 

Il no al nucleare, sancito dagli italiani con il referendum del 2011, di fatto ha permesso all’Italia di risparmiare quasi 80 miliardi di euro. Tanto sarebbe costata l’apertura di quattro cantieri, che comunque non avrebbe permesso di produrre un solo kilowattora di energia. L’EPR è così costoso e poco percorribile che in Francia Edf sta pensando di realizzarne una versione semplificata e a potenza ridotta (1200 MW contro i 1650 di EPR), l’EPR2. L’esempio proveniente da altri Paesi del mondo, però, non è incoraggianti. I piccoli reattori AP1000, realizzati da Stati Uniti e Giappone, hanno infatti superato ogni previsione di costo e fatto fallire Toshiba-Westinghouse, l’azienda proprietaria, nel 2017.

Nucleare costoso, rinnovabili vantaggiose 

Il trend è fin troppo delineato: il nuovo nucleare ha costi costantemente in crescita da almeno 20 anni. Mentre le fonti di energia rinnovabile, dagli impianti fino agli accumuli, negli ultimi anni hanno visto una sensibile diminuzione dei costi.
Il futuro del nucleare può essere solo quello basato sulla fusione e non sulla fissione. Ma non sarà prossimo. I tempi di sviluppo della tecnologia si preannunciano molto lunghi e nei Paesi che più stanno investendo, le previsioni più rosee parlano di una disponibilità non prima del 2050. Ogni data anteriore è da considerarsi priva di fondamento, specialmente nei Paesi, come l’Italia, in cui la ricerca e lo sviluppo tecnologico sono molto più indietro. Nel frattempo, l’unica soluzione davvero alla portata nel breve termine è puntare proprio sulle rinnovabili, che consentirebbero sia di ridurre la dipendenza dal gas che di combattere la crisi climatica. Burocrazia e volontà politica (entrambe legate ai combustibili fossili, gas compreso) permettendo…