#NOCETA, tutelare agricoltori, consumatori e ambiente. Bloccare definitivamente in Italia la ratifica del Ceta, l’accordo di libero scambio con il Canada, è l’obiettivo delle Associazioni che hanno aderito alla campagna di pressione “No Ceta No Tratto” lanciata dalla piattaforma italiana Stop TTIP – Stop CETA.

Questa mattina, nella Sala caduti di Nassiriya di Palazzo Madama, TeleAmbiente, Fondazione Univerde, No Ceta No Tratto e Campagna Amica di Coldiretti, presentano i candidati alle prossime elezioni politiche che hanno detto No al Trattato di libero scambio Unione Europea – Canada.

Il Trattato, seppur in forma provvisoria, è entrato in vigore il 21 settembre 2017.

Ciò significa che è già stato abbattuto oltre il 98% delle tasse sulle importazioni ed esportazioni di prodotti tra le due sponde dell’Atlantico.

L’applicazione a titolo provvisorio del Ceta, fa seguito all’approvazione dell’accordo da parte del Consiglio europeo e del Parlamento europeo.

Per Cecilia Malmstrom, Commissaria europea responsabile per il commercio, “l’entrata in vigore a titolo provvisorio dell’accordo consente alle imprese ed ai cittadini dell’Ue di iniziare da subito a cogliere i vantaggi che offre. Per l’economia globale si tratta di un segnale positivo in grado di favorire la crescita economica e l’occupazione. Il Ceta – ha poi spiegato –  è un accordo moderno ed innovativo che sottolinea il nostro impegno a favore di un commercio libero ed equo, fondato su valori e contribuisce a plasmare la globalizzazione e le regole che disciplinano il commercio globale”.

L’accordo entrerà in vigore pienamente ed in via definitiva, solo quando tutti gli Stati membri dell’Ue lo avranno ratificato.

La Commissione europea si è già impegnata a collaborare con gli Stati membri e con il Canada per garantire un’attuazione agevole ed efficace dell’accordo.

Perché però l’Italia non dovrebbe ratificare il CETA?

Il Trattato prevede l’abolizione del 98% dei dazi doganali per import-export Canada – Ue e la tutela dei marchi di prodotti tipici europei.

Accanto ai nostri marchi tipici però, inizieranno ad arrivare dal Canada prodotti simil-equivalenti a costi molto inferiori che oltre ad arrecare un danno alle PMI (centro dell’Economia italiana), non rispettano gli standard produttivi di qualità previsti dalle leggi UE (come ad esempio l’introduzione di ogm).

Si rischia poi una seria compromissione della capacità dei governi di controllare le banche ed i mercati finanziari.

L’introduzione di una sorta di “tribunale privato“, consentirà alle aziende di appellarsi contro gli Stati nel caso di una presunta o mancata applicazione del trattato o di una violazione di esso.

Aumentando cosi, il potere delle multinazionali di appellarsi per far valere il proprio diritto a commerciare il proprio prodotto e tutelare i propri profitti, a discapito delle varie leggi nazionali.

Senza contare l‘impatto ambientale.

Potrebbero arrivare in Europa le “tar Sands”, ovvero delle sabbie bituminose che sono composte da petrolio, acqua e argilla.

Uno dei combustibili fossili più pericoloso per l’ambiente.

La maggior parte delle estrazioni di queste sabbie avvengono nella regione di Alberta, in Canada.

Quando l’Europa ha chiesto regole restrittive sull’importazione sul suo territorio, il Canada voleva utilizzare ciò per bloccare immediatamente i negoziati sul trattato.

Bloccare il CETA è possibile.

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