NO CETA, RIPARTE IN PARLAMENTO L’AZIONE PER LA BOCCIATURA DELLA RATIFICA DEL TRATTATO CON IL CANADA

No Ceta. Solo qualche giorno fa diverse organizzazioni della società civile, sindacati e movimenti di 16 Paesi UE hanno lanciato l’importante petizione “STOP ISDS”.

Obiettivo della petizione: esigere dalle istituzioni e dai governi europei lo stralcio delle clausole arbitrali ISDS (Investor-State Dispute Settlement, in italiano: Risoluzione delle controversie investitore-Stato) presenti in tutti gli accordi di liberalizzazione commerciale e di investimento. Accordi, scritti, negoziati e votati in maniera opaca e con una partecipazione quasi nulla di sindacati o rappresentanti della società civile.

Ultimo caso, l’accordo JEFTA tra Europa e Giappone, entrato in vigore lo scorso primo febbraio, senza la ratifica dei parlamenti nazionali.

Si chiede, inoltre, il raggiungimento di un accordo definitivo e vincolante riguardo il trattato ONU per le multinazionali in materia di diritti umani.

Ma l’istituzione di un tribunale ad hoc sugli investimenti previsto dal Ceta (l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada), per l’avvocato generale della Corte di giustizia europea, Yves Bot, è compatibile con il diritto europeo perché preserva la sua autonomia e lascia alla Corte Ue la competenza esclusiva sulla sua interpretazione.

La norma, era stata bloccata dal Belgio che riteneva che il meccanismo potesse dare alle multinazionali straniere più poteri rispetto al diritto europeo e nazionale.

“Con questo parere – spiega Monica Di Sisto, portavoce della coalizione Stop Ttip/Ceta – l’avvocato generale della Corte Ue intende dire che quale che sia il parere dell’arbitrato privato, gli Stati e l’Ue stessa possono decidere di procedere secondo le proprie convinzioni, accettando però di pagare sanzioni molto onerose. Dire che l’Isds non pregiudichi l’autonomia dell’Ue, così, mi sembra tutt’altro che vero, considerando che per bloccare un accordo negativo per l’ambiente o per la sicurezza dei cittadini si andrebbe incontro a risarcimenti pesanti”.

Oltretutto, Aggiunge Di Sisto, “proprio in una fase in cui molti stati europei hanno dichiarato di voler mettere in cantina il diritto di rivalsa, analogo a quello che scatterebbe con l’Isds, negli accordi bilaterali”. La pronuncia definitiva della Corte è prevista tra marzo e aprile, “Speriamo – conclude Di Sisto – come nel caso dei nuovi Ogm, ritenuti differenti dai vecchi dall’avvocatura generale e poi assimilati agli altri organismi transgenici grazie alla sentenza della Corte, che questa posizione venga bloccata”.

Dopo l’opinione dell’avvocato generale, entro due – quattro mesi, arriverà la vera sentenza della Corte (generalmente in linea con il parere dell’avvocatura), ma per l’attuazione effettiva del Ceta è comunque richiesta l’approvazione di tutti e 28 i paesi membri.

Riparte intanto in Parlamento la Campagna Stop CETA/ Stop TTIP.

Le organizzazioni NO CETA chiedono la calendarizzazione dell’esame e la bocciatura del provvedimento di ratifica del CETA, anche alla luce delle oltre 270mila firme raccolte in meno di una settimana in tutta Europa per chiedere alle istituzioni UE e nazionali lo stralcio da tutti i trattati in vigore del meccanismo ISDS/ICS.

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