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No Cap, non un semplice pomodoro ma un’azione di legalità

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No Cap. Quello che vedete, non è una semplice passata di pomodoro. È il frutto di un’importante azione di legalità.

Questo pomodoro, è il primo prodotto del progetto Good Land, impresa dedicata a realizzare impatto ambientale e sociale, realizzato con No Cap, associazione che si batte contro il caporalato nelle campagne italiane.

“Un progetto che parla non di consumo critico ma di una vera e propria rivoluzione in cui il prodotto diventa anche garanzia di un processo giusto, equo che guarda il diritto dei lavoratori soprattutto le condizioni vissute dalle donne – afferma la deputata di LeU, Rossella Muroni – quindi si tratta di un progetto che unisce il consumo di cibo alla costruzione di una società più giusta”.

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L’impresa economica di cui vi è bisogno oggi è quella che impegna il proprio modello d’impresa anche verso la comunità e l’ambiente, da proteggere e rafforzare attraverso un’azione concreta e diretta. L’azione diretta, concreta e riparatrice contro un diffuso degrado ambientale e sociale è l’unico strumento che possa ricreare prospettive diverse e futuro sano.

“Abbiamo iniziato a lavorare insieme un anno fa – racconta Lucio Cavazzoni, Presidente di Good Land – e ci siamo accorti di come sia importante, bello e positivo costruire un’azione rigenerativa sui territori. Chiunque vede questi prodotti è interessato, si avvicina e contribuisce a costruire. Questo pomodoro – conclude – è un prodotto che rigenera il territorio oltre che un prodotto eccezionale, formidabile, biologico artigiano e veramente buono”.

Il primo prodotto è il pomodoro, passata e pelati, realizzato con No Cap, associazione che si batte contro il caporalato nelle campagne italiane.

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E’ importante fare in modo che queste prime produzioni fungano da esempio e modello praticabile verso altri agricoltori e imprese presenti sul territorio e promuovere, allo stesso tempo, nuovi mercati interessati a produzioni rispettose dei diritti dei lavoratori.

Si tratta di “un percorso che ci vede impegnati da  tanti anni con la Fondazione UniVerde – spiega il Presidente di No Cap, Yvan Sagnet – bisogna che le Istituzioni si facciano promotori di una legge contro le Fake News, contro la pirateria, contro le Agromafie. Noi siamo qui per dire alle Istituzioni di prendersi carico di queste battaglie”.

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“È importante – aggiunge Sagnet – che nella società, nel mercato si portino prodotti di valore, che hanno valore aggiunto. È importante sapere come sia stato trattato chi ha lavorato a quel prodotto, con quali diritti. E poi – conclude – è importante sapere da dove viene perché molti dei prodotti che troviamo sul mercato provengono dall’estero e non sappiamo in che modo vengono trattate le persone”.

Il pomodoro No Cap, coltivato in aziende agricole di Rignano Garganico, ha visto coinvolti agricoltori e trasformatori, lavoratori immigrati che vivono nei ghetti, istituzioni locali e regionali e gruppi della distribuzione, contribuendo così a determinare un impatto sociale nel Foggiano e nella Capitanata. No CAP sta operando anche nella Basilicata ed in Sicilia e presto anche in altre regioni.

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