Ad un anno dall’entrata in vigore provvisoria del Ceta, al Trattato di libero scambio tra Europa e Canada vengono attribuiti strabilianti guadagni sull’export italiano.

Numeri però che non corrispondono a quelli riportati su export Italy Canada nel database di Eurostat.

L’export italiano in Canada è aumentato tra 2016 e 2018 del 7,5%, ma ciò è successo in gran parte in assenza di CETA, visto che il trattato è entrato in vigore solo a settembre e le migliori performance sono state registrate a marzo, giugno e luglio, con flessioni rispetto ai mesi precedenti a settembre, un recupero a ottobre, e una nuova flessione a novembre e dicembre 2017.

Per quanti riguarda l’anno in corso, il 2018, rispetto ai primi 5 mesi del 2017 l’aumento dell’export  è  dell’1,5% e segue le stagionalità e le flessioni osservate nell’anno precedente, quindi senza poter neanche attribuire al CETA alcun effetto di stabilizzazione.

Ad accendere la polemica però, sono le dichiarazioni dei Ministri per l’Agricoltura Gian Marco Centinaio e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio che definiscono l’Italia intenzionata a bocciarne la ratifica.

“Nessuno ha fretta” di portare il Ceta alla discussione del Parlamento, aveva detto il ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, spiegando che “oggi come oggi nessuno ci sta dicendo in modo concreto e con dati reali e razionali che la posizione che abbiamo assunto nel contratto di governo è una posizione sbagliata e quindi vogliamo capire se realmente il Ceta è vantaggioso per il nostro Paese, ad oggi ci sembra di no”.

“A breve il Ceta dovà arrivare in Aula, in Parlamento, per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà” – aveva annunciato il ministro sotto dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, intervenendo all’Assemblea di Coldiretti.

Il ministro aveva anche sottolineato che “se anche uno solo dei funzionari italiani che rappresentano Italia all’estero continuerà a difendere trattati scellerati come il Ceta sarà rimosso”.

Nel contratto di Governo infatti, si legge che “Per quanto concerne Ceta, MESChina, TTIP e trattati di medesimo tenore intendiamo opporci in tutte le sedi, in quanto determinano un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini“.

Intanto però, a Tokio i rappresentanti della Commissione Europea e le autorità nipponiche sottoscrivono lo Jefta. Un accordo di partenariato economico tra Giappone ed Unione Europea.

L’ennesimo accordo che rischia di danneggiare la salute dei cittadini europei e la qualità dei prodotti agricoli e alimentari.

Il Giappone infatti, insieme a Stati Uniti e Canada, è tra i maggiori produttori al mondo di coltivazioni e mangimi ogm.

Il Trattato inoltre, non solo attacca l’agricoltura europea di qualità con la protezione di un numero limitato di indicazioni geografiche tipiche ( 18 denominazioni alimentari su 294 e 28 vinicole su 523), ma non riconosce il principio europeo di precauzione a tutela di ambiente e salute.

Spinge poi, alla liberalizzazione dei servizi, apre agli ogm giapponesi ed abbatte le tutele sul lavoro, dal momento che il Giappone non ha mai ratificato due delle otto convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

Al Jefta però, il ministro Di Maio sembra aver lasciato una parziale apertura, dichiarando che come la Spagna, l’Italia, insieme alla firma sta inviando delle osservazioni con condizioni precise che riguardano agricoltura, piccole imprese ed una serie di interventi necessari.

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