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New York, proteste come il Cile: in metro senza pagare. Ocasio Cortez appoggia i ribelli

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Dopo quella di Santiago del Cile, arriva anche a New York la protesta contro il caro biglietto delle metropolitane, decine di giovanissimi hanno scavalcato i tornelli in una stazione a Brooklyn.

 

Venerdì notte anche a New York è stata sperimentata la cosiddetta “evasione di massa” per non pagare i 2,75 dollari del costo del biglietto.

Lo stesso schema che aveva dato il via alla ribellione cilena è stato così ripetuto nel weekend scorso da un migliaio di persone della Grande Mela, soprattutto giovanissimi che hanno saltato i tornelli alla stazione della metro Hoyt-Schermerhorn, a Brooklyn.

A organizzare la ribellione, un gruppo che, in un manifesto programmatico, si augura di “decolonizzare” New York. “Siamo in ribellione, in solidarietà con tutto il popolo oppresso“, scrivono ricordando in maniera minacciosa le proteste in altri Paesi, come in Cile, Libano e Ecuador.

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L’arresto di persone che non possono permettersi il biglietto di 2,75 dollari non rende nessuno più sicuro e destabilizza la nostra comunità“, ha scritto su Twitter la democratica Alexandria Ocasio Cortez, appoggiando esplicitamente le proteste.

Anche in Cile la rivolta è partita dagli studenti che hanno deciso di assaltare le stazioni della metro con il pretesto dell’aumento del prezzo del biglietto. Sin da subito, però, la protesta è sembrata qualcosa di molto più profondo e radicale. Il presidente Sebastián Piñera ha schierato l’esercito e i carabinieri nelle strade, riportando alla memoria i tempi della dittatura di Pinochet, ma ha ottenuto il solo effetto di provocare un’escalation della violenza.

Dopo la chiusura iniziale, Piñera ha poi fatto dietrofront sull’aumento dei mezzi pubblici, promettendo anche alcune riforme, ma la gente è tornata in piazza. Il bollettino degli scontri, intanto, si è rivelato pesantissimo:  18 persone sono rimaste uccise, 2410 (di cui 200 minori) sono state arrestate in tutto il Paese e 535 sono rimaste ferite.

Michelle Bachelet, attuale Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani ed ex presidente del Cile (dal 2006 al 2010 e dal 2014 al 2018), ha annunciato che l’Onu indagherà sulle presunte violazioni dei diritti umani durante la repressione delle proteste.

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A causa delle proteste, il presidente Sebastian Pinera ha anche annunciato che il Cile non ospiterà più i vertici Asia-Pacifico (Apec) e della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop25). Quest’ultimo farà invece Madrid.

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