Cultura

SE NE VA GASTONE MOSCHIN, L’ULTIMO GRANDE DI AMICI MIEI

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Di Antonio Creti
Ci ha lasciato Gastone Moschin, geniale, poliedrico, indimenticabile interprete del teatro, della tv e del cinema italiano. Aveva 88 anni e si è spento nel pomeriggio all’ospedale Santa Maria di Terni dove da un po’ di giorni era ricoverato.
Aveva conquistato una straordinaria notorietà con la saga di Amici miei di Mario Monicelli che lo volle nella figura stravagante e bizzarra dell’architetto Rambaldo Melandri, sempre pronto ad innamorarsi per subire le pene d’amore e alla fine mollare tutto e ritornare alle zingarate con i suoi eterni amici.
Furono film indimenticabili. Film sul valore assoluto dell’amicizia e che anche della vita di tutti i giorni lo avrebbe poi legato a Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Adolfo Celi, Duilio Del Prete con i quali condivise una serie di gags che sarebbero nel tempo diventate memorabili: dalla supercazzola, agli schiaffoni dati in stazione ai passeggeri che si affacciavano ai finestrini prima della partenza del treno; allo scompiglio che creò comandando una squadra di finti geometri che avrebbe dovuto abbattere case e chiese per far passare un autostrada nel centro di un paesetto della Toscana.
E di quanto quel grido di “Ragazzi come si sta bene tra uomini. Ma perché non siamo tutti finocchi?”, abbia accompagnato tutta una generazione di ragazzi, nati sotto il segno di questi Amici, mascalzoni, scanzonati e guasconi.
Ma Gastone Moschin, classe 1929, fu molto più della geniale maschera di Rambaldo Melandri. Era partito dal teatro, come tutti i grandi di quella generazione, dallo Stabile di Genova, al Piccolo di Milano, e allo Stabile di Torino, per poi arrivare al cinema con Anton Giulio Majano che poi lo avrebbe portato in Tv con i Miserabili (1963) in cui interpretò Jean Valjean, per approdare alla grande al cinema ne L’Audace colpo dei soliti ignoti di Nanni Loy. Una particina di contorno ma che seppe rimanere scolpita nei fans di quel film che ebbe un successo enorme. Da lì a poco diverrà attore protagonista in Anni Ruggenti, capolavoro di Luigi Zampa.
Moschin diventerà una figura fondamentale del cinema italiano, destreggiandosi tra il drammatico, il comico, le spy story alla James Bond, da Italian Secret Service a Dove vai tutta nuda, a Signore e Signori di Pietro Germi che gli valse il Nastro d’argento, fino al Conformista di Bernando Bertolucci, per poi virare sul genere poliziesco tanto in voga negli anni ’70, da Roma Bene di Lizzani a Milano Calibro 9 nel 1972.
Moschin avrebbe continuato così, girovagando tra tutti i generi che il cinema italiano gli offriva, arrivando anche al fianco di Robert De Niro ne Il Padrino parte seconda, poi nel Delitto Matteotti.
Nel 1975 arriverà a Amici Miei, chiamato da Pietro Germi per un sequel che sarebbe passato alla regia di Monicelli, quindi a Nanni Loy, proprio nel film Amici Miei 3 che avrebbe dato a Moschin il secondo Nastro d’Argento.
Moschin tornerà al suo grande antico amore, il teatro, con una sua compagnia portando in scena Goldoni e Checov. Poi le sue ultime apparizioni del 2001. Partecipa ad alcuni episodi di Don Matteo per poi ritirarsi definitivamente dalla scene.
Va a raggiungere i suoi Amici che lo hanno preceduto. Sarà una supercazzola memorabile.

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