Natura in vendita, la provincia di Grosseto sta privatizzando la riserva faunistica di Diaccia Botrona

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Luca Passalacqua del WWF a TeleAmbiente: “A rischio l’habitat di uccelli rari come l’oca selvatica e la gru”.

Un pezzo di Oasi Naturale in piena Maremma, potrebbe essere presto acquistato da un privato. La provincia di Grosseto, infatti, ha trovato un acquirente per un terreno che comprende il 20% dell’Oasi faunistica di Diaccia Botrona dove circa 20mila uccelli ogni anno – tra cui specie rare come l’oca selvatica e la gru – vanno a svernare. Un passaggio da pubblico a privato che inquieta le associazioni ambientaliste.

Luca Passalacqua, responsabile del WWF Grosseto, cosa vi preoccupa di questa operazione?
“Ci preoccupa, intanto, che arriverà una frammentazione della gestione della Riserva naturale, che oggi è unitaria e pubblica, domani potrebbe esser in parte pubblica e in parte privata. Ma siamo preoccupati anche per quei terreni immediatamente fuori la Riserva, che pure rientrano nei terreni che la provincia di Grosseto vuole vendere, che potrebbero compromettere la biodiversità del luogo”.

In che modo?
“Si tratta di terreni che in questo momento sono coltivati a cereali oppure sono coperti da prato. Dunque sono perfettamente integrati e costituiscono un ambiente unico con quello dell’aria umida della Diaccia Botrona. Se venissero trasformati, con coltivazioni diverse seppur biologiche, ciò impedirebbe agli uccelli migratori che vengono da noi in inverno, come l’oca selvatica e la gru, di frequentare quell’aria che è una delle maggiori riserve europee in cui questi uccelli decidono di svernare. Per questo chiediamo che la Riserva rimanga al 100% pubblica: per garantire che rimangano le stesse colture che sono attualmente in corso e che sono necessarie alla presenza di tante specie animali e vegetali”. 

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Eppure l’assegnazione dell’Oasi a un privato sembra cosa fatta. Crede davvero che si possa tornare indietro?
“Per ora la provincia di Grosseto ha acquisito dal privato la cauzione del 10% per la partecipazione all’asta. Però il contratto di vendita formalmente non è stato ancora stipulato. Per cui la provincia ha ancora la possibilità di tirarsi indietro e pensare ad altre forme di gestione dell’area”.

Avete avuto modo di parlare con i rappresentanti della Provincia per capire se c’è una apertura da parte loro?
“Con la parte politica assolutamente no! Abbiamo avuto contatti con gli uffici tecnici per chiedere gli atti dell’asta ma non con gli amministratori. Nonostante tre richiesta inviate”.  

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Esiste un’alternativa reale alla privatizzazione dell’area che potrebbe trovare l’ok da parte dell’ente pubblico?
“Sì, potrebbero essere fatti dei progetti grazie ai finanziamenti dell’Unione europea tanto più che esiste la Strategia europea sulla biodiversità che prevede opere di rinaturalizzazione e protezione del 30% del territorio. Basterebbe che la provincia partecipasse ai bandi europei”. 

Credete ci sia un interesse popolare sulle sorti della Riserva di Diaccia Botrona?
“Consideri che il WWF insieme a Gruppo ornitologico maremmano e al Centro Rapaci Minacciati ha lanciato una petizione per chiedere lo stop alla privatizzazione e in poco tempo abbiamo raggiunto oltre 50mila firme. Quindi è chiaro che, soprattutto in provincia di Grosseto, l’attenzione sulla sorte della Riserva è assai alta”.  

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