Cultura

L’ARTE DEI “MURETTI A SECCO” E’ PATRIMONIO DELL’UMANITA’

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I muretti a secco sono patrimonio dell’umanità.

Primi esempi di manifattura umana, presenti in quasi tutte le regioni italiane, simbolo di una perfetta armonia tra uomo e natura, custodiscono il Dna del nostro paesaggio rurale.

Caratteristiche che hanno portato l’Unesco a iscrivere questa pratica rurale dei “muretti a secco” come forma d’arte nella lista degli elementi immateriali dichiarati Patrimonio dell’umanità.

“L’arte del ‘Dry stone walling‘ riguarda tutte le conoscenze collegate alla costruzione di strutture di pietra ammassando le pietre una sull’altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra secca” – spiega l’Unesco nella motivazione del provvedimento.

I muretti a secco “sono sempre fatti in perfetta armonia con l’ambiente e la tecnica esemplifica una relazione armoniosa fra l’uomo e la natura”.

Inoltre, “svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l’erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversita’ e creando le migliori condizioni microclimatiche per l’agricoltura”.

Per il Ministro delle Politiche Agricole e del Turismo, Gian Marco Centinaio, questo riconoscimento conferma “ancora una volta” come i valori dell’agricoltura siano “riconosciuti come parte integrante del patrimonio culturale di popoli”.

Al tempo stesso – sottolinea Coldiretti rappresenta “il lavoro di generazioni di agricoltori, impegnati nella lotta al dissesto idrogeologico provocato da frane, alluvioni o valanghe”.

“Un bene – afferma Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, promotrice insieme ad altre Regioni di questa candidatura – che valorizza ancora di più l’unicità del nostro territorio”.

Sono numerose infatti le Regioni italiane in cui è possibile ammirarli: Puglia, Calabria, Sardegna, Sicilia, Campania, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Trentino Alto-Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Lazio.

Un’antica pratica che sta via via scomparendo, a causa della mancanza di manodopera specializzata.

Ed è proprio per colmare questo gap che sul territorio nazionale sono nate diverse scuole che cercano di preservare questa cultura millenaria.

Come la Scuola trentina della pietra a secco, istituita nel 2013 all’interno dell’Accademia della Montagna, composta da un gruppo di lavoro che include diverse figure professionali – dal maestro artigiano al geometra, dall’architetto all’ingegnere.

 

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