Intervistato da TeleAmbiente, il Presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ha spiegato che l’obiettivo è eradicare l’animale dall’isola perché pericoloso per la biodiversità.

Dopo l’intervento della Lav e del WWF, i mufloni del Giglio che dovevano essere abbattuti perché considerati specie “aliena e invasiva” e quindi pericolosa per l’ecosistema dell’isola, per il momento possono stare tranquilli. La sospensione degli abbattimenti degli animali selvatici è frutto di un accordo che ha visto protagonisti i rappresentanti delle due associazioni animaliste e il Parco nazionale dell’Arcipelago toscano.


Una decisione non definitiva, però, perché come tiene a sottolineare il presidente del parco Giampiero Sammuri, i mufloni dall’Isola del Giglio devono sparire.

“Dopo l’accordo con Lav e WWF, stiamo intensificando le attività di cattura dei mufloni all’Isola del Giglio. Tenga presente, però, che il progetto iniziale ha sempre previsto una forma mista: cioè, le catture e gli abbattimenti. Noi abbiamo già catturato e trasferito, prima ancora che cominciassero tutte queste polemiche, da settembre ad oggi, circa 20 milioni di mufloni. Che ora si trovano in aree attrezzate per poterli ospitare. Quindi non è vero che si facevano solo battimenti”.

Presidente Sammuri, non era possibile procedere con le catture anche per gli altri animali? Perché poi si è deciso di procedere con gli abbattimenti?

“Perché più sono diversificati i metodi utilizzati per giungere all’eradicazione, più questi sono efficaci. L’abbattimento è una delle tecniche per raggiungere il nostro obiettivo. Che non è abbattere i mufloni o catturarli, ma eradicarli dall’Isola del Giglio”. 

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Perché è così importante eradicare questi animali dal Giglio?

“Il muflone è considerato dalle norme italiane una specie aliena all’Isola del Giglio. Aliena ed invasiva. Come spiega e certifica l’UICN, l’Unione Internazionale Conservazione della Natura, la specie del muflone è tra le più invasive e dannose soprattutto per le piccole isole. Consideri che la sua presenza ha determinato l’estinzione totale di tre specie vegetali e l’estinzione allo stato selvatico di altre due specie che ora sopravvivono soltanto nei vivai perché gli ultimi individui delle due specie li hanno presi e salvati prima che il muflone potesse completare la sua opera. Dunque il muflone va a impattare sugli ecosistemi delle isole e per questo motivo non possiamo fare altro che eradicarlo”.

Dunque, la possibilità che il muflone resti al Giglio è fuori discussione da parte del Parco dell’Arcipelago toscano.

“In realtà il fatto che il muflone non debba stare all’Isola del Giglio perché pericoloso per l’ecosistema è una posizione che si trova nell’accordo con WWF e Lav e dunque bisogna considerarla una posizione condivisa anche dalle due associazioni”.

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Nell’accordo, però, si parla di “sospensione” degli abbattimenti e non del blocco definitivo come invece avrebbero voluto le associazioni. C’è la possibilità che gli abbattimenti riprendano? 

“Noi ci siamo impegnati a sospendere gli abbattimenti e ad intensificare le attività di cattura, cosa che stiamo facendo in attesa di vedere quali risultati produce l’intensificazione delle catture. Se si riuscisse a catturare tutti i mufloni che sono presenti al Giglio, gli abbattimenti non riprenderebbero. Altrimenti sì, è una possibilità”.

Di quanti esemplari parliamo? 

“Noi stimammo che ce n’erano da 40 a 80 individui. Come già detto, nei mesi scorsi ne abbiamo catturati una ventina, quindi diciamo che ragionevolmente stiamo parlando di un numero compreso tra 20 e 60 esemplari”.

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L’ENPA, l’Ente Nazionale Protezione Animali, ha richiesto che si prenda in considerazione la possibilità di ricorrere all’immunocontraccezione per sterilizzare gli esemplari presenti al Giglio e non farli riprodurre. Cosa ne pensa?

“Per sterilizzare gli animali bisogna prima catturarli. Se li catturiamo il problema non sussiste perché potremmo trasferirli in aree attrezzate e lì decidere se sterilizzarli o meno. Ma a quel punto non sarebbe più un problema del Giglio. Quindi l’immunocontraccezione non è una soluzione alternativa alle catture su cui stiamo già lavorando”.

Presidente Sammuri, pensa che riuscirete a catturare tutti gli esemplari dell’Isola del Giglio così da evitare il ricorso agli abbattimenti? 

“Noi stiamo andando avanti con le catture, ovviamente. E ci siamo impegnati per fare il massimo sforzo per raggiungere i risultati migliori possibili. Tra l’altro le associazioni firmatarie si sono impegnate – qualora ne avessimo bisogno – a mettere a disposizione del Parco alcuni volontari per portare avanti le operazioni di cattura che sono chiaramente più complesse e più costose degli abbattimenti”. 

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Non esclude che possiate farcela, dunque?

“No, ma si tratterebbe del primo caso al mondo in cui si riesce ad eradicare un ungulato senza utilizzare gli abbattimenti. Faccio un esempio. Nell’eradicazione della capra che ha fatto il Parco nazionale delle Isole Galapagos, nell’isola di Santiago, sono state rimosse circa 80mila capre. Di queste, più di 60mila sono state abbattute. Ma al di là di questo c’è una cosa che non riesco a capire”.

Quale?

“Il muflone in Italia è una delle 59 specie cacciabili. Non è – come il cinghiale, la lepre, il fagiano – una specie protetta. Nella sola Toscana ogni anno c’è un piano di abbattimento per i cacciatori di 450 mufloni. Quello che non capisco è perché l’abbattimento di una trentina di mufloni dell’Isola del Giglio decisa da un Parco che li vuole eliminare per motivi di tutela della biodiversità richiama tutta questa attenzione, mentre dell’abbattimento di 450 esemplari ogni anno nessuno parla. Fino ad ora nessuno è riuscito a darmi una risposta”. 

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