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MORTE PANTANI, PER LA CASSAZIONE NON FU OMICIDIO. CASO CHIUSO

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Di Giammarco Spirito

Roma. Cala il sipario sulla morte del campione Marco Pantani. La Corte di Cassazione quest’oggi ha chiuso il caso dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall’avvocato difensore dei familiari del ciclista.

Ricostruiamo la vicenda: il 14 febbraio 2004 Pantani fu trovato morto in una stanza del residence “Le Rose” a Rimini. L’autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un’overdose di cocaina.  La signora Tonina, madre del ciclista,  ha sempre avuto dei dubbi  sulla teoria del suicidio del figlio. Sostenne fin dall’inizio che fu assassinato simulando un’overdose. Tonina Pantani ha richiesto più volte la riapertura del caso, affermando che non c’era nessuna traccia di droga nella camera del residence, smontando la teoria della tossicodipendenza da cocaina del figlio e la voglia di suicidarsi. Il 2 agosto 2014 la Procura di Rimini, a seguito di un esposto presentato dai familiari di Pantani, aveva riaperto le indagini sulla morte del ciclista con l’ipotesi di reato di “omicidio volontario”. Non furono mai trovati però indizi che avvalessero la teoria di omicidio, ne di assassini con un movente.

Con oggi si chiude uno dei capitoli più tristi dello sport italiano. Una morte quella del “Pirata” che ha lasciato sgomenti tutti i suoi tifosi e gli appassionati delle due ruote. La perdita di uno degli sportivi italiani più amati e famosi in tutto il mondo, protagonista di tante imprese. Travolto dalla droga e da un destino infame.

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