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Moria pesci nel Tevere, l’esito dei test: pesticidi e mancanza d’ossigeno

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Le ultime analisi rivelano la presenza di pesticidi e insetticidi una quantità minima che legata alla mancanza di ossigeno avrebbe causato la moria di pesci nel Tevere. Resta il fatto che le acque del Tevere sono piene di agenti tossici. 

Dopo gli studi dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio (Arpa) che avevano rilevato tracce di pesticidi e insetticidi, è arrivata la conferma per chiudere l’inchiesta sulla moria di pesci nel Tevere avvenuta a fine maggio. 

Sulla base dei test eseguiti dell’Asl di Roma 1 sono state trovate tracce di Cipermetrina, utilizzata per zecche e zanzare. Una quantità minima che però legata alla mancanza di ossigeno avrebbe causato la moria di pesci.  Infatti i pesci sono stati trovati solo sulla golena destra e gli avannotti (i piccoli nati dei pesci) erano tutti vivi: “se si fosse trattato di un elemento velenoso anche i piccoli sarebbero deceduti“, affermano gli esperti. 

Ma dalle analisi risulta evidente che le acque del Tevere siano piene di veleni vietati dalla legge, inquinanti tossici e batteri fecali.  Per questo motivo una task force formata da Campidoglio, Regione Lazio e Polizia di Roma Capitale ha deciso di posizionare 10-12 New Jersey, ovvero dei blocchi in calcestruzzo, a chiusura di alcuni varchi d’accesso alle banchine del fiume, nelle zone del Foro Italico e di via Salaria. Lo scopo è interdire il passaggio di veicoli che potenzialmente potrebbero sversare rifiuti illegalmente all’interno delle aree sottoposte a tutela ambientale e storico-archeologica.

Nelle primi analisi pubblicate dall’Arpa Lazio sono state ritrovate nelle acque sostanze potenzialmente tossiche per la fauna ittica: la Cipermetrina, un insetticida tossico per i pesci,  e il Clothianidin appartenente al un gruppo dei neo-nicotinoidi, tra le altre cose un prodotto altamente tossico per le api di cui l’uso è vietato dalla fine del 2018.

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Nel report si legge  che “la presenza di tali sostanze non consente di escludere cause tossiche dovute a fenomeni temporanei e localizzati di contaminazione. Per questo motivo è in corso un approfondimento in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, al fine di incrociare i dati analitici riscontrati nelle acque con quelli che sono in corso di determinazione sugli esemplari delle carcasse dei pesci campionate nel fiume“. 

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Durante la riunione  la scorsa settimana della Commissione Ambiente di Roma Capitale, il presidente Daniele Diaco (M5S) aveva commentato: “Si tratta di un tema molto seguito e sentito che ha fatto scalpore negli ultimi giorni tra cittadini e associazioni. Un fatto apparentemente anomalo, una moria di centinaia di pesci adulti accompagnata da un forte fetore: si tratta di un fenomeno avvenuto recentemente anche al Nord,  l’Arpa è subito intervenuta per capire se sia dovuto all’inquinamento ambientale o a un fenomeno naturale”.

Tra i presenti la scorsa settimana  in Commissione anche Romolo Bonarota, funzionario responsabile dell’Unità tutela fluviale della Polizia locale di Roma: “Il 30 maggio, durante una normale attività di pattugliamento, abbiamo notato una presenza importante di carcasse di pesci soprattutto sulla golena destra. Abbiamo fatto prelievi sia sull’acqua che sugli animali, li abbiamo portati al laboratorio dell’Istituto Zooprofilattico a Firenze e non abbiamo ancora i risultati. Ci sono pero’ i primi risultati delle analisi dell’Arpa: ci sono presenze di fitofarmaci e insetticidi ma non tali da determinare una moria cosi’ alta di pesci. – ribadisce – Le nostre pattuglie insieme ai gommoni della Polizia di Stato sono risalite fino a Ponte Salario e quindi fino all’Aniene per vedere se ci fossero stati sversamenti, ma non sono state trovate tracce oleose né schiumose.

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Mario Frega, dirigente dell’Uoc Sanità animale della Asl Roma 1, ha spiegato che i funzionari dell’azienda sono “intervenuti l’1 giugno, e dalle prime analisi dei pesci abbiamo riscontrato nelle cavità celomatiche e addominali tutti gli organi colliquati. Siamo in attesa dei risultati dell’esame tossicologico da Firenze“.

Riportiamo le parole della dottoressa Ilaria Falconi tecnico ISMEA presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e consigliere nazionale della Società Italiana di geologia ambientale (SIGEA),che ha contattato la nostra redazione per fornire delucidazioni riguardo alla faccenda.  La storia ci insegna che dopo un lungo periodo di siccità con la prima pioggia si verifica la moria di ingenti quantità di pesci nel Tevere. Un episodio che si ricorda da sempre è quello del 2002, con migliaia di carcasse trasportate dalla corrente verso Fiumicino. Le specie non muoiono per l’avvelenamento determinato da sversamenti illeciti, in quanto il quantitativo di inquinanti dovrebbe essere assai elevato“.  

Continua: “La riduzione del tasso di ossigeno determina la moria dei pesci e tale carenza può essere determinata da due fattori principali:
  • il dilavamento stradale. Durante la loro ricaduta le piogge, specialmente quelle nei primi minuti durante eventi intensi, Cd. “acque di prima pioggia”, vengono contaminate da sostanze inquinanti depositate sull’asfalto dai veicoli e dai mezzi adoperati per lo spazzamento, per la disinfestazione da insetti, specialmente dell’ordine dei Ditteri, o per la sanificazione stradale effettuata durante la pandemia;
  • il normale rimestamento del fondo del fiume provocato dai temporali che incrementa la concentrazione di zolfo e di anidride carbonica”.
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