Salute

Glifosato, Monsanto ha finanziato degli studi per evitare che fosse vietato

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LobbyControl ha scoperto che Monsanto ha finanziato degli studi che dimostrassero le proprietà del glifosato al fine di evitarne la messa a bando in Europa.

Il gruppo di sorveglianza tedesco LobbyControl ha scoperto che Monsanto ha finanziato studi accademici per avvertire dei potenziali danni all’agricoltura in caso il glifosato fosse stato vietato in Europa. I due studi in questione sono stati pubblicati nel 2010 e nel 2014, anni prima dell’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer.

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Dopo aver appreso del finanziamento segreto, Bayer ha affermato che la mancata divulgazione ha violato i principi dell’azienda. “Questa è una forma inaccettabile di lobbying” ha spiegato Ulrich Muller di LobbyControl “i cittadini, la stampa e la classe politica dovrebbero sapere chi finanzia gli studi su materie di pubblico interesse“. Tuttavia, gli autori degli studi sostengono che il finanziamento non abbia influenzato il risultato delle ricerche.

Lo studio del 2010, intitolato “How Valuable is Glyphosate to UK Agriculture and the Environment?” afferma che l’utilizzo del glifosato porti ad un’ampia gamma di benefici per i suoi utilizzatori. Per gli autori il glifosato si lega al suolo e difficilmente raggiunge l’acqua e quando accade non la rende tossica. Lo studio va avanti dimostrando l’impatto che avrebbe un divieto del pesticida sull’agricoltura e sul giardinaggio. Lo studio del 2014 si muove in una direzione simile: intitolato “Glyphosate Use on Combinable Crops in Europe: Implications for Agriculture and the Environment”, lo studio sostiene che il glifosato sia altamente solubile e che sono state trovate tracce del pesticida in meno dell’1% dei campioni di acqua. Lo studio poi valuta “i benefici dell’utilizzo del glifosato su grano, orzo invernale e colza in Europa“.

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Sarah Wynn, una delle autrici dello studio sostiene di non essere stata influenzata dal finanziamento: “Come per le altre compagnie nel nostro campo è normale ricevere finanziamenti per portare avanti gli studi. Tuttavia, è secondo i nostri principi non farci influenzare dai finanziatori”. Wynn e suoi colleghi, ovviamente sono a favore dell’utilizzo del glifosato: secondo loro un divieto dell’utilizzo porterebbe ad un “severo impatto sull’agricoltura e sull’ambiente nel Regno Unito”. Nello studio del 2014 si sostiene che il divieto del glifosato in Europa, entrato in vigore nel 2017, porterebbe ad un calo del 20% nella produzione di grano e semi di colza.

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L’Andersons Centre ha messo in discussione in due studi: “Anderson Centre crede che questo valore possa essere elevato dati gli sforzi di mitigazione e i cambiamenti di rotazione discussi altrove. Un processo simile è stato intrapreso per tutte le principali colture coltivate nel Regno Unito, utilizzando i migliori dati disponibili e le conoscenze degli esperti del settore“. Gli studi del 2010 e del 2014 sono stati strumentalizzati dalla National Farmers Union nella campagna contro il divieto imposto dall’Unione Europea sul glifosato ma non è stata la sola: anche la Glyphosate Task Force e la Crop Protection Association si sono serviti di questi studi per sostenere le proprie tesi.

 

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