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La sostenibilità è il secondo obiettivo strategico dell’industria globale della moda

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Moda. La sostenibilità è il secondo obiettivo strategico dell’industria globale della moda. Lo afferma una recente ricerca, basata su un’indagine quantitativa di 150 dirigenti dell’industria della moda, del commercio al dettaglio e del tessile con sede in Europa e negli Stati Uniti, condotta dall’Economist Intelligence Unit tra il 9 luglio e il 28 luglio 2020 per lo U.S. Cotton Trust Protocol basandosi su interviste con marchi leader come Adidas, H&M e Puma.

L’indagine è stata inoltre integrata da un’analisi qualitativa basata su interviste a dieci professionisti del settore moda e sostenibilità, e sottolinea il comune impegno del settore nella creazione di un futuro completamente “green”.

Da questa ricerca, emerge in primo luogo che per i big della moda, della vendita al dettaglio e del tessile la sostenibilità è fondamentale per la sopravvivenza del business.

A dispetto della pandemia, infatti, i dati raccolti mostrano che per molti dei più grandi marchi fashion di rilevanza mondiale la sostenibilità è diventata un fattore cruciale per l’azienda.

La maggior parte dei top manager della moda, della vendita al dettaglio e del tessile intervistati (60%), ha individuato la svolta sostenibile come uno dei due principali obiettivi strategici per la propria attività, seconda solo al miglioramento della soddisfazione dei clienti (primo classificato col 64%).

Ciò contrasta nettamente con il tradizionale obiettivo di “premiare gli azionisti” che risulta oggi essere indicato solo da uno su sei (15%) degli intervistati come obiettivo principale.

I top manager affermano che stanno introducendo misure di sostenibilità in tutta la filiera produttiva.

Ciò prevede, a partire dall’approvvigionamento di materie prime prodotte in modo sostenibile (65%), di adottare ormai un approccio basato sull’economia circolare e sulla riduzione dei gas serra (51% ciascuno) e investire in nuove tecnologie come la stampa 3D e la blockchain (41%).

Nel complesso, la maggioranza (70%) è ottimista sul fatto che il fast fashion possa essere sia accessibile che sostenibile.

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I dati contano

Un elemento chiave che emerge dalla ricerca è l’importanza della disponibilità di dati per essere più sostenibili.

La raccolta di dati dell’azienda e della supply chain per misurare le prestazioni è, infatti, posta in cima alla lista delle priorità dal 53% dei top manager, seconda solo allo sviluppo e all’implementazione di una strategia di sostenibilità ambientale con target misurabili, posti in cima dal 58%.

E i dati non sono importanti solo nel breve periodo: il 28% dei top manager ha affermato che la disponibilità di dati affidabili è la chiave per traguardare gli obiettivi di sostenibilità nel prossimo decennio.

Inoltre, il 73% ha dichiarato di sostenere parametri di riferimento e soglie globali come mezzo efficace per misurare le performance di sostenibilità e guidare il progresso del settore.

 

La raccolta dei dati è frammentaria

Tuttavia, i risultati rilevano che per i maggiori marchi di moda, rivenditori e aziende tessili è difficile ottenere dati di buona qualità.

Mentre i capi azienda affermano di disporre di un buon numero di dati sulle pratiche di sostenibilità dei fornitori (65%), sui diritti dei lavoratori e sulla salute e sicurezza sul lavoro nella catena di fornitura (62%).

Una percentuale significativa delle imprese (45%) non tiene traccia delle emissioni di gas serra prodotte durante la produzione e distribuzione dei prodotti, mentre il 41% non tiene traccia della quantità di acqua ed energia utilizzata per produrre le materie prime di cui si rifornisce.

In prospettiva, il 29% degli intervistati ha riscontrato che la mancanza di dati disponibili e facilmente accessibili potrebbe ostacolare il processo di collaborazione verso l’obiettivo della sostenibilità in tutto il settore. Come affermato da alcuni intervistati, “raccogliere dati è difficile, ma fondamentale”.

Commentando i risultati, Gary Adams, President dello U.S. Cotton Trust Protocol, ha dichiarato: “È chiaro che i marchi stanno affrontando una dura sfida per portare avanti il loro impegno verso la sostenibilità. Allo U.S. Cotton Trust Protocol sappiamo che dati accurati e affidabili sostengono le aziende in questo lavoro. Non solo assicurano riscontri per dimostrare l’importante lavoro fatto e i progressi raggiunti, ma offrono anche una comprensione approfondita per un ulteriore miglioramento. Noi forniamo uno dei meccanismi più strutturati di raccolta dei dati disponibili per il cotone, materiale essenziale, al fine di garantire una trasparenza unica“.

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La collaborazione apre la strada per ulteriori passi avanti

Un’altra constatazione chiave è che la moda, il commercio al dettaglio e il settore tessile non possono ovviamente guidare il cambiamento singolarmente: è necessaria la collaborazione. Secondo gli intervistati, questo sta già accadendo.

Secondo uno degli intervistati, membro di Reformation, questo sta già accadendo. “Siamo entusiasti di vedere la collaborazione e la cooperazione in tutto il settore e crediamo che questo non potrà che aumentare nel tempo”.

Tuttavia, quando si tratta di un supporto esterno che aiuti a guidare questo progresso, i top manager non percepiscono come essenziale l’introduzione di un’ulteriore regolamentazione.

Agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) delle Nazioni Unite e alla regolamentazione governativa nel guidare il cambiamento della sostenibilità è stato attribuito lo stesso peso, entrambi sono citati da un quarto degli intervistati (24% ciascuno).

I requisiti normativi sono stati classificati solo un terzo dei top manager (33%) intervistati tra i primi tre fattori che governeranno il progresso della sostenibilità nel prossimo decennio.

Jonathan Birdwell, Regional Head of Public Policy and Thought Leadership, The Economist Intelligence Unit ha commentato: “È chiaro dai risultati del sondaggio e dalle nostre interviste con i top manager delle aziende che il settore è impegnato a promuovere il miglioramento delle prestazioni di sostenibilità. Siamo rimasti particolarmente colpiti dal fatto che la sostenibilità è ampiamente considerata come precompetitiva: dietro le quinte i marchi condividono apertamente risorse e insegnamenti acquisiti”.

 

L’impatto del Covid-19

Questa determinazione verso la sostenibilità si scontra con l’incertezza generata dal Covid-19; va comunque fatto presente che, quando è stato chiesto il loro punto di vista sulla pandemia, poco più della metà (54%) degli intervistati ha affermato di ritenere che la pandemia potrebbe rendere la sostenibilità un fattore meno prioritario all’interno del settore.

Lo U.S. Cotton Trust Protocol è una nuova iniziativa che stabilisce un nuovo standard nella coltivazione sostenibile del cotone. Lavorando a stretto contatto con i coltivatori, lo U.S. Cotton Trust Protocol fornisce dati chiari e coerenti su sei parametri di sostenibilità chiave, tra cui emissioni di gas serra, uso dell’acqua, carbonio nel suolo e consumo di suolo, verificati in modo indipendente tramite la Control Union Certifications. Per la prima volta, i marchi possono accedere ai dati su base annua a livello di azienda agricola e tracciare il loro cotone dal campo al “deposito”.

 

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