Fashion&DesignLe interviste social di Mariaelena Leggieri

Moda sostenibile, il progetto Soulwaves e i messaggi etici da indossare

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Intervista esclusiva ai ragazzi di Soulwaves, un brand di moda sostenibile dalla realizzazione del prodotto fino al sostegno alle associazioni che tutelano l’ambiente. Indossare una t-shirt Soulwaves vuol dire anche trasmettere un messaggio etico e sensibilizzare sulle problematiche ambientali.

Unire design e moda sostenibile, sensibilizzare sulle problematiche ambientali e i cambiamenti climatici in atto,  diffondere uno stile di vita etico e responsabile, tutto attraverso la creazione di capi realizzati con materiali organici, grafiche e messaggi etici da indossare e raccontare. Tutto questo è Soulwaves, il brand di moda sostenibile lanciato da tre giovani ragazzi di Venezia, appassionati di natura, comunicazione e design.

A raccontarci il loro progetto Serena Casellato, Communication Designer e David Catenacci Art Director. 

 

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Come e quando nasce il brand soulwaves?

Nasce a ottobre 2019 ma non si tratta solo di un brand sostenibile: il progetto riguarda anche la comunicazione visiva e verbale e sui nostri canali condividiamo e raccontiamo il mondo della sostenibilità. Attraverso le nostre esperienze lavorative nel mondo del turismo, della comunicazione e del design abbiamo capito quanto fosse importante trasmettere questi messaggi.

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Qual è la caratteristica principale dei vostri capi e a cosa devono fare attenzione i consumatori nei loro acquisti? 

Per i nostri capi d’abbigliamento utilizziamo cotone organico certificato, standard 100 by OEKO-TEX. Per un consumatore è fondamentale stare attento alle certificazioni negli acquisti perché sono quelle a dimostrare che sia il materiale che la produzione di quel capo è sostenibile per l’ambiente. Una cosa su cui cerchiamo di differenziarsi sono le nostre grafiche che mirano a sensibilizzare su determinate tematiche, realizzate da Alessandro Enzo.

E poi c’è il packaging, non usiamo buste di plastica ma confezioni in cartone riciclato da poter riutilizzare. Siamo molto fieri anche di un altro nostro packaging, una busta di nylon riciclato proveniente dal settore nautico,  fatta con vele di kitesurf o barche andate in disuso. Sono ricamate a mano da un artigiano veneto e vengono date in omaggio con l’acquisto della t-shirt. 

Come nasce la collaborazione con Marevivo onlus, associazione in prima linea nella lotta all’inquinamento? E quali altre associazioni avete sostenuto con il vostro brand?

Insieme a Marevivo Onlus abbiamo lanciato la t-shirt “Protect Oceans” che mira a sensibilizzare sulle problematiche legate al rilascio dei palloncini di plastica nell’aria. Prima o poi esplodono e finiscono in acqua e gli animali marini, scambiandoli per cibo, li ingeriscono: nell’80% dei casi muoiono dopo aver ingerito questa plastica. Parte del ricavato dalla vendita delle t-shirt è devoluto all’associazione per sostenerla.

 

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La sostenibilità è il secondo obiettivo strategico dell’industria globale della moda

A gennaio il ricavato della vendita della t-shirt “Wooden Deer”, ovvero il cervo, l’animale simbolo della foresta, composto interamente dal legno degli alberi del suo habitat, è stato devoluto all’org. Wires Rescue, per proteggere gli animali vittime degli incendi in Australia.

 

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Come combattere il fenomeno della fast fashion?

Tra le strategie per evitare questo fenomeno c’è quella di evitare lo shopping compulsivo. Molti dei capi che acquistiamo spesso non vengono usati, rimangono nell’armadio con l’etichetta e questo crea molto spreco. Acquistiamo poi capi che costano poco e senza domandarci perché. Questo aspetto è legato a materiali scadenti e ad uno sfruttamento della manodopera. Un altro punto è quello di acquistare consapevolmente, sostenere aziende piccole e locali e acquistare prodotti ecologici. Preferire abiti vintage, abiti belli, unici e sostenibili o scambiare con i nostri amici capi che non utilizziamo più, allungano la vita di un prodotto e consentono di combattere la fast fashion.

Altro fenomeno a cui bisogna fare attenzione è quello del greenwashing. Un consiglio per riconoscere le aziende che lo praticano.

Il consumatore oggi è sempre più attento alla sostenibilità ambientale e ciò ha portato le aziende a rivedere le proprie strategie. Ma non è tutto verde ciò che luccica! Bisogna riconoscere quelle che ci imbrogliano, guardare l’intera azienda quando decidiamo di acquistare un prodotto, come comunica (sito, social), o vedere le certificazioni. Non lasciamoci ingannare da un linguaggio incomprensibile pensando che siamo noi il problema: sono solo strategie per dissuadere il pubblico.

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Che progetti futuri avete in cantiere?

Abbiamo in progetto un’altra iniziativa con Marevivo Onlus di forte impatto e poco conosciuta in Italia ma nei prossimi mesi scoprirete meglio la nostra campagna. Altra iniziativa è la mostra “Armadio Etico” con l’IUSVE – Istituto Universitario Salesiano Venezia, dove vari brand sostenibili come il nostro racconteranno i loro progetti ma anche come viene realizzato un capo, cosa c’è dietro, e le donazioni destinate alle associazioni.

E’ in programma anche una rubrica sostenibile “Follow the waves“. Ogni giovedì pubblicheremo un video con uno speaker selezionando le persone del nostro territorio che hanno molto da raccontare.

I nostri capi posso essere acquistati sull’e-commerce  Whataeco che vende prodotti ecofriendly ed è alimentato con energia solare. Per il trasporto utilizza la logistica carbon neutral drop-shipping riducendo le emissioni di CO2.  Tutte le altre info su https://soulwaves.it/.

 

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