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Moda sostenibile, ecco il Manifesto per una fashion etica del Principe Carlo

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Il “Manifesto per la moda rigenerativa” è il primo atto della “Fashion Taskforce” volute dal principe Carlo d’Inghilterra e che mira ad azioni concrete grazie all’adesione di tanti imprenditori del settore

L’era della moda ecosostenibile è già iniziata. Parola del Principe Carlo e di tutti i sottoscrittori del cosiddetto “Manifesto per la moda rigenerativa”, una serie di regole e obiettivi che diversi imprenditori del settore del fashion si sono dati.

L’obiettivo è quello di creare un sistema che guardi con occhio critico ai danni ambientali causati dall’industria del tessile e che poi agisca concretamente per compensare l’impatto sull’ambiente o per eliminarlo del tutto.

La “Fashion Taskforce” (questo il nome che si sono dati i firmatari del Manifesto per la moda green) è stata creata nell’ambito della Sustainable Markets Iniziative – SMI e lavora in collaborazione con la Circular Bioeconomy Alliance, anche essa fondata dal principe di Galles e guidata dallo scienziato Marc Palahi.

Presieduta dall’imprenditore Federico Marchetti, fanno parte della Fashion Taskforce Brunello Cucinelli, Burberry, Chloé, Emaar Properties, Noon.com, Eon, Gabriela Hearst, Giorgio Armani, Johnstons of Elgin, Moda Operandi, Mulberry, Selfridges Group, Stella McCartney, Vestiare Collective, Zalando.

Manifesto per la moda sostenibile, primo obiettivo: Himalaya

Le regole e gli obiettivi presenti nel Manifesto del fashion green non dovranno rimanere solo sulla carta. Per questo è già partito un progetto.

Con lo scopo di ripristinare la fauna selvatica e l’agricoltura sostenibile in una zona dell’Himalaya dove il paesaggio risulta degradato, i membri della Fashion Taskforce hanno stanziato un milione di euro con il quale si aiuterà il lavoro svolto sul campo dalla Reforest Action e la Fondazione Balipara.

“Si tratterrà di restaurare i territori, recuperare le competenze tradizionali dell’artigianato tessile per migliorare le economie locali basate sul cashmere, il cotone e la seta. Tutto questo affrontando le sfide globali legate al cambiamento climatico e alla pedita di biodiversità”, spiegano in una nota i membri della Fashion Taskforce.

Il passaporto digitale della Fashion Taskforce

Quello dell’Himalaya è il primo progetto legato al Manifesto della moda green. Ma già ad ottobre dello scorso anno i membri della Fashion Taskforce avevano dato vita all’iniziativa sul passaporto digitale della moda. 

Una sorta di passaporto che racconta la storia di ogni capo di abbigliamento, ne permetta la tracciabilità e, come scrivono i membri, risponda al “diritto delle persone di sapere se ciò che comprano è creato in modo sostenibile”.

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