Territorio

MODA, CONTRO L’INDUSTRIA INQUINANTE ARRIVA LA FASHION REVOLUTION

Condividi

Di Maria Laura Ranieri. Moda sostenibile. Arriva la Fashion Revolution, una nuova tendenza per far conoscere l’industria sostenibile della moda.

Secondo una ricerca di McKinsey & Company, dal 2000 al 2014 la produzione tessile è raddoppiata a causa dell’abbassamento dei costi di produzione, dell’ottimizzazione produttiva e della crescente domanda.

Con il termine fast fashion industry, ossia industria della moda veloce, si fa riferimento al settore dell’industria dell’abbigliamento che produce collezioni ispirate all’alta moda a prezzi contenuti e rinnovate in tempi molto rapidi. Ma questa industria però è la più inquinante dopo quella petrolifera. Per fabbricare un kg di vestiti in cotone si consumano 11.000 litri d’acqua (oltre a pesticidi e fertilizzanti) e si emettono 23 kg di anidride carbonica nell’atmosfera, ed ogni anno vengono buttati via 73 milioni di tonnellate di abiti.

Nasce in Gran Bretagna la Fashion Revolution, un’organizzazione non profit dedicata alla moda etica e sostenibile,  con l’obiettivo di spingere le persone ad essere più informate. I consumatori sono i primi ad avere il potere per un cambiamento positivo. Ogni anno dal 24 al 30 aprile gli eventi della Fashion Revolution Week promuovono una moda più sicura, pulita e trasparente in tutta la sua filiera.

Abbiamo intervistato Dunia Algeri una stilista che ci ha raccontato del suo atelier, della moda sostenibile e di questa tendenza che va sempre più diffondendosi.

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago