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Focus2R, Costa: “la mobilità sostenibile entri nelle scuole”

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Mobilità sostenibile. Cresce l’interesse e la propensione degli italiani verso biciclette e moto. Più lente invece le politiche per la mobilità su due ruote delle Amministrazioni comunali. È quanto emerge dal quinto rapporto dell’Osservatorio Focus2R, la ricerca promossa da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) con Legambiente, elaborata dalla società di consulenza Ambiente Italia e presentata in un webinar.

Giunto alla sua quinta edizione, il Rapporto fornisce ogni anno una panoramica completa e aggiornata delle politiche messe in campo dai Comuni capoluogo di provincia italiani e dedicate a ciclisti urbani e motociclisti.

I risultati del monitoraggio, primo e unico in Italia, sono il frutto di un questionario rivolto a 104 municipi, a cui quest’anno hanno risposto 79 amministrazioni.

Il report inoltre, non tiene conto dei cambiamenti dettati dall’emergenza Covid-19 ma si basa solo sui dati relativi al solo 2019.

“Il Ministero dell’Ambiente crede fortemente nel nuovo modo di concepire la mobilità sostenibile nelle città. Con il bonus per la mobilità sostenibile, che ha tracciato il 2020, abbiamo voluto aiutare chi desiderava immaginare un nuovo modo di concepire gli spostamenti casa-lavoro scuola-casa – ha affermato nel suo intervento il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

“È emersa l’esigenza di aiutare i sindaci a ridisegnare città diverse nel solco della mobilità sostenibile – ha aggiunto il Ministro dell’Ambiente – le strade non sono solo degli automobilisti, ma anche di chi va su due ruote, dei motocicli, del Tpl. Lo dico perché, come Ministero abbiamo creduto nella possibilità di spingere i cittadini ad affrontare in modo diverso la mobilità. Adesso c’è un bisogno di sicurezza, che possiamo sostenere prevedendo risorse economiche per le ciclovie e piste ciclabili”.

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“Lo abbiamo previsto anche nel recovery fund, licenziato recentemente in Cdm – ha poi detto il Ministro – e che adesso passerà al vaglio del Parlamento che sono sicuro saprà apprezzare le risorse per piste ciclabili e ciclovie. Risorse che disegnano un arco temporale in cui costruire nuovi percorsi, il nostro obiettivo è arrivare a 20 mila chilometri, farlo in sicurezza e spingere il settore ad andare incontro a chi vuole utilizzare una mobilità diversa, sostenibile e dolce”.

“In questo forum, mi piacerebbe immaginare e la propongo come opzione quella di prevedere presso il Ministero dell’Ambiente una cabina di regia che guardi a questa diversa forma di mobilità nelle città, insieme all’Anci, al mondo produttivo e alle associazioni ambientaliste – ha poi affermato Costa – è un modo per applicare bene la legge di stabilità e seguire tutte le fasi future legate al Recovery fund”.

“Credo – ha aggiunto – che questa possa essere una buona proposta. Sapete inoltre che abbiamo cominciato la formazione ambientale nelle scuole, e ci piacerebbe immaginare che la mobilità sostenibile possa entrare nella formazione ambientale, anche come elemento di confronto nelle scuole, nelle quali si formano i cittadini di domani”.

“I dati che sono stati rappresentati nel report – ha poi spiegato Costa – mostrano ancora una spaccatura tra nord e sud Italia: non c’è una cattiva volontà di una parte dell’Italia rispetto all’altra, ma una disabitudine, che si vince cominciando a parlare con le famiglie che vivono in quelle città. E possiamo raggiungere le famiglie solo attraverso la scuola”.

“Nel campo ambientale c’è un paradosso – ha concluso il Ministro – i veri educatori degli adulti sono oggi i bambini, i ragazzi, la sensibilità dei figli è maggiore di quella dei genitori, e parlare con loro vuol dire cambiare le abitudini, cambiare i paradigmi, investire e credere in un futuro diverso”.

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BICICLETTE – Per quanto riguarda la mobilità a pedali, salgono la disponibilità media di piste ciclabili, ciclopedonali, zone 20 e 30 km/h (+6% rispetto al 2018 e +20% dal 2015), la possibilità di accesso delle biciclette alle corsie riservate ai mezzi pubblici e il numero di Comuni con postazioni di interscambio bici nelle stazioni ferroviarie, mentre sono in calo le città in cui è consentito il trasporto di biciclette sui mezzi pubblici e quelle dotate di un servizio di bike sharing, che passano dal 57% del 2018 al 53% del 2019. Una leggera diminuzione quest’ultima, che incide anche sul numero degli abbonati (-10%) e su quello dei mezzi (-14%). Sono tuttavia i dati sulla sicurezza dei ciclisti a destare preoccupazione: 253 delle 3.173 vittime della strada del 2019 sono stati infatti ciclisti (in aumento del 15% rispetto al 2018). Un tema che, secondo il rapporto Focus2R, sta progressivamente entrando nei programmi dei municipi: il 48% dei Comuni intervistati considera il miglioramento della sicurezza stradale una priorità molto alta o alta.

MOTOCICLI – Sul fronte della mobilità su moto, scooter e ciclomotori l’accesso alle corsie riservate ai mezzi pubblici scende al 12% delle città intervistate. Ad oggi l’accesso è consentito in tutte o nella maggior parte delle corsie soltanto in 6 Comuni (Benevento, Imperia, Milano, Parma, Taranto, Venezia), mentre solo in alcune di esse a Bergamo, Como, Genova e Pescara.

Positivo invece l’andamento delle opportunità di sharing (soprattutto a trazione elettrica), che si consolidano in città importanti come Genova, Milano, Rimini, Roma e Torino. Sebbene limitato a queste cinque città, il numero complessivo di veicoli inizia ad avere una certa consistenza con 2.360 unità a Milano (il 57% del totale), 1.000 a Rimini, 560 a Roma e circa 150 a Genova e Torino.

Luci e ombre sulla sicurezza: a fronte di una lieve diminuzione del numero di decessi di motociclisti e scooteristi sulle strade italiane, preoccupa la percezione dei Comuni sul tema. Nei due principali strumenti di pianificazione della mobilità urbana (PUM e PGTU) non è infatti considerata una priorità dal 59% dei Comuni, a cui si aggiunge un 12% che la indica addirittura come priorità bassa. Fanno ben sperare invece i Comuni che dichiarano di avere installato i guard-rail dotati di protezioni a tutela dell’incolumità dei motociclisti, che passano dal 17% (2015) al 32% nel 2019.

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